23 ottobre 2018
Aggiornato 08:00

Mantovani: «Berlusconi al tramonto. Ora il centrodestra è Lega-Fdi»

Dopo il passaggio con Giorgia Meloni, l'ex senatore racconta ai nostri microfoni i motivi dell'esodo da Forza Italia: «Silvio sbaglia, si sta allineando al Pd»

È stato in Forza Italia fin dalla prima ora, sottosegretario alle Infrastrutture del governo Berlusconi, sindaco, vicepresidente della Regione Lombardia, senatore e parlamentare europeo. Poi, improvvisamente, un mese fa Mario Mantovani ha dato l'addio al partito in cui militava da vent'anni, per passare in Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni. Colpa della sua «vicenda personale grottesca», come la definisce lui: il suo arresto, il suo processo e i 40 giorni di carcere per l'accusa di corruzione. Ma anche della parabola discendente di un partito azzurro che sembra aver smarrito la strada politica, e che si riconosce sempre meno nel volto del suo fondatore. «Come lei sa, sono molto amico del presidente Berlusconi – racconta Mantovani ai microfoni del DiariodelWeb.it – ho combattuto molte battaglie al suo fianco, ho sempre organizzato le sue campagne elettorali dal 2000 in poi. E non vorrei che la mia vicenda giudiziaria fosse legata anche a questo. Oggi non sono in grado di sostenerlo: vero è che, se ancora sono qui a cercare di dare un senso al mio impegno politico, è perché sono profondamente innocente e mi sento una persona perbene».

Quindi ha il sospetto che ci sia un accanimento giudiziario nei suoi confronti, come nel caso di Berlusconi?
Purtroppo sono costretto a dubitarlo, a sospettarlo. Non si può prendere una persona perbene e affibbiargli quattro o cinque supposti reati, senza riuscire a dimostrarne neanche uno a tre anni dal processo. Ho chiesto il processo immediato: «Se avete le carte, giudicatemi». Sono passati trenta testimoni dell'accusa, e non uno mi accusa, anzi quasi mi scagionano.

Di fronte a questo, come si è comportata Forza Italia?
Berlusconi mi ha dimostrato molta vicinanza: nel mio periodo degli arresti ha chiamato più volte la mia famiglia. Ma l'ultima volta in cui l'ho sentito è stato a Natale, mi ha detto: «Mario, devi andare in Senato perché ho bisogno di persone che portino le ferite della giustizia nella carne». Poi non si è fatto più trovare, o comunque non me l'hanno passato al telefono. Questo per me ha segnato la frattura di un rapporto anche umano.

È stato il venir meno di questa vicinanza che l'ha portata a decidere di lasciare il partito?
Ho sempre pensato che Forza Italia fosse garantista con convinzione. Ma, nel mio caso, ha dimostrato il contrario. Nel periodo dei miei arresti ho ricevuto 20 mila messaggi dagli amici, di stima e di affetto: quello che non mi ha riconosciuto il partito. Per me è stato motivo di grande delusione.

Da Fratelli d'Italia ha percepito un atteggiamento diverso?
Sono stati molto più garantisti. Giorgia Meloni è venuta a Milano per incontrare l'associazione Noi Repubblicani, che ho fondato insieme a Daniela Santanché, consentendoci di affiliarci al suo partito. E Daniela, insieme ad Ignazio La Russa, mi è stata molto vicina. In carcere è venuto a trovarmi due volte anche Matteo Salvini, mentre le grandi personalità di Forza Italia no.

Lei lo sostiene per il garantismo, altri suoi colleghi per temi diversi: è in corso una mutazione genetica di Forza Italia?
L'assenza di umanità, non tanto dal presidente, ma dalle persone che lo circondano, mi ha colpito molto. E senza umanità non ci può essere buona politica. Questa è una delle ragioni per cui ho lasciato Forza Italia.

Come lei tanti altri politici stanno lasciando Forza Italia. Molti bussano alle porte della Lega e Salvini ha detto che potrebbe non frenarli più. Ha sentito qualcosa dai suoi ex compagni di partito?
Sono in molti a chiedere di entrare nella Lega, anche dei miei compagni di partito, soprattutto tra i parlamentari. Ma Salvini preferisce gli amministratori locali, i sindaci, gli assessori, i consiglieri: la buona politica che avevo consigliato di mettere in lista al presidente Berlusconi, al posto dei soliti paracadutati, che non sono graditi e fanno perdere voti. Non sono stato ascoltato. Ma so anche che molti stanno passando a Fratelli d'Italia, da Roma a Milano.

Lo strappo si è consumato sulla Rai, dove Forza Italia è apparsa più vicina al Pd che al resto del centrodestra.
Credo che Forza Italia abbia commesso un grosso errore. Finché Berlusconi critica il governo per le politiche economiche grilline, ha ragione. Ma quando attacca un suo alleato perché propone un presidente della Rai di centrodestra, che fra l'altro collabora con il suo Giornale, vuol dire che preferisce allinearsi al Pd. Non c'erano ragioni per questa scelta. In campagna elettorale Berlusconi è stato un vincente, come imprenditore e leader è geniale, ma nell'azione di governo si è dimostrato inefficace, perché le persone che lo circondano lavorano più per escludere che per includere.

A proposito di vertici di Forza Italia, con Tajani il partito si è dato una veste profondamente europeista, al contrario del resto del centrodestra. Vede possibile ricomporre una coalizione per le prossime elezioni europee?
Auguro ogni bene nella sua opera di rilancio di Forza Italia all'amico Tajani, che è stato mio presidente di gruppo nei miei nove anni al parlamento europeo. Ma sono scettico: lui vuole far ripartire il partito dal Sud, dove si candiderà Berlusconi, ma così perde ogni attrattiva soprattutto al Nord. Sono segnali incoerenti con la realtà del Paese: non conquistare il motore dell'Italia, l'attività produttiva settentrionale, è un profondo errore. Così come la scelta europeista a tutti i costi, che invece andrebbe un po' rivista, anche sul piano del rapporto con Francia e Germania.

Insomma, come vede il futuro del centrodestra?
Secondo me il centrodestra non è morto, anzi come sentimento nell'opinione pubblica è vivo e vegeto. Una coalizione di partiti, però, la vedo difficile da riprodurre in futuro. Credo che il nuovo centrodestra sarà composto da Lega e Fratelli d'Italia: chi non si riconosce in Salvini, potrà essere rappresentato da Giorgia Meloni. Berlusconi è al tramonto, lo aspetta una costante e continua caduta verso il basso.

Forza Italia è destinata a morire?
È destinata a morire, o comunque a fare un accordo con quello che resta del Pd. Per tentare di far rinascere la vecchia intesa del Nazareno, che ha rappresentato la morte di Forza Italia.