17 novembre 2018
Aggiornato 21:00

Parisi: «La Lega torni nel centrodestra, ma guidato da Forza Italia»

Il segretario di Energie per l'Italia espone, ai nostri microfoni, il progetto per la coalizione: «Le posizioni moderate di Berlusconi mediano quelle radicali di Salvini»

Stefano Parisi, segretario nazionale di Energie per l'Italia, lei auspica di riportare la Lega nel centrodestra. Ma è davvero possibile, visto che alle prossime elezioni europee Berlusconi starà con la Merkel e Salvini starà con Orban?
È evidente che la frattura nel centrodestra è profonda, non tattica. Non riguarda una giunta periferica, ma il governo del Paese. La Lega ha portato i nostri voti al servizio di un governo eversivo: sulla giustizia, sulle infrastrutture, sulla rappresentanza democratica non hanno nulla a che vedere con la cultura liberale e popolare che rappresentiamo. Detto questo, il problema non è l'accordo tra Lega e Forza Italia alle elezioni europee, che sono proporzionali. Il tema vero è che Forza Italia deve avere l'ambizione di tornare ad essere la guida del centrodestra. Il 4 marzo è successo che la Lega ha preso più voti di Fi: noi dobbiamo ribaltare questa situazione. Quando la Lega faceva parte di una coalizione guidata da Silvio Berlusconi, mediava le sue posizioni radicali con le nostre più razionali. Un centrodestra a guida sovranista non va da nessuna parte e non riuscirà mai a governare lo sviluppo del Paese. Se c'è questa ambizione di tornare ad essere maggioritari, bisogna aprire le finestre, far entrare aria nuova e fare in modo che gli elettori si rivolgano di nuovo alla nostra area politica. Noi, nel nostro piccolo, stiamo cercando di farlo qui nel Lazio.

Ma dalla Lega rispondono: proprio nel Lazio, con la giunta Zingaretti, come a livello nazionale nel caso della Rai, Forza Italia si sta saldando invece con il Pd.
Sulla giunta Zingaretti assolutamente no: siamo all'estrema opposizione.

Eppure alcuni fuoriusciti del centrodestra lo sosterranno...
Queste sono altre vicende, di bassissimo livello: persone che tradiscono il loro elettorato per una poltroncina. Su questo muore la politica e poi il M5s vince le elezioni. Noi non pensiamo che sia impossibile sostenere questa giunta, se cambiasse veramente sulle infrastrutture, sulla sanità e sui rifiuti: nel Lazio ci sono delle emergenze e continuare per altri cinque anni con le politiche di Zingaretti sarebbe un disastro. Su vicende come quelle della Rai, invece, se Forza Italia vota con il Pd non è perché c'è un accordo, ma perché giustamente non sostiene un presidente che non è rappresentativo dei due terzi del parlamento. Prima non si concorda il nome, poi si accusa Forza Italia di votare contro. Questa posizione politica giusta non va strumentalizzata.

A proposito di Zingaretti, il suo nome è in campo come potenziale leader del Pd.
Oggi lui si occupa solo della sua campagna elettorale. Fin dal 4 aprile, quando si tenne la prima riunione del Consiglio regionale, ha spiegato di volere l'accordo con il M5s. E li sta inseguendo su tutto: lui, prima di Di Maio, ha tentato senza riuscirci di fare una leggina sui riders. Lui, come la parte di sinistra del Pd, pensa che il vero asse sia M5s-Pd, che io vedo anche più naturale di quello con la Lega: sulle politiche del lavoro, sulla decrescita felice, sul giustizialismo, sul buonismo verso l'immigrazione hanno molto in comune. Zingaretti ha un'ambizione personale: non quella di far diventare il Lazio una grande regione, ma di vincere il congresso del Pd. Legittimo, ma purtroppo i nostri concittadini ne pagheranno le conseguenze.

E invece le sue ambizioni personali quali sono? Essendo diventato l'uomo delle rimonte impossibili, da Milano al Lazio, si candiderà alle europee?
No. Oggi c'è un problema profondo nel nostro Paese: la totale assenza di un pensiero politico liberale, riformista, federalista. Io voglio contribuire a risolverlo, con il supporto di Energie per l'Italia. Speriamo che in tanti aprano gli occhi, poi i nomi dei leader si vedranno. Prima dobbiamo capire cosa non abbiamo capito di questa società, ovvero perché oggi il 60% degli italiani è disponibile a votare Lega e M5s, che non hanno un'idea di come dev'essere il Paese tra vent'anni. Questa è la mia ambizione, poi la mia posizione personale è assolutamente secondaria.