15 novembre 2018
Aggiornato 09:30

Gli ex vertici (renziani) di Ferrovie dichiarano guerra a Toninelli

Il board della società contro il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture: «Mai aggirate le norme dello statuto». Poi l'avvertimento: «Pronti a querele»
Danilo Toninelli e Renato Mazzoncini in conferenza stampa alla Stazione Tiburtina a Roma, 22 giugno 2018
Danilo Toninelli e Renato Mazzoncini in conferenza stampa alla Stazione Tiburtina a Roma, 22 giugno 2018 (ANSA/CLAUDIO PERI)

ROMA - Scontro senza precedenti tra il Cda delle Ferrovie dello Stato e il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, dopo che quest'ultimo, di concerto con il ministero dell'Economia, mercoledì aveva annunciato, ai sensi della Legge 145 del 2002, denominata Legge Frattini, che regola la pratica dello Spoil system, la decadenda del board della società. Lo scontro è stato innescato da un post su Facebook, in cui il ministro dei Trasporti torna sulla vicenda, accusando il Cda di non aver applicato una norma etica contenuta nello statuto della società, dopo il rinvio a giudizio dell'amministratore delegato, Renato Mazzoncini, nell'inchiesta su Umbria Mobilità, che ne impone la decadenza per giusta causa.

L'attacco di Toninelli
«È ridicolo ricevere l'accusa di voler occupare poltrone da parte di certe forze politiche» scrive Toninelli. «Il loro ultimo governo (Gentiloni), in carica solo per gli affari correnti e a Camere già sciolte, con un blitz durante le festività di fine 2017, ha rinnovato per altri tre anni un Cda che sarebbe dovuto scadere già ad aprile scorso. Con la scusa della sconsiderata fusione Fs-Anas, l'allora ministro Padoan ha tenuto in piedi l'ad Renato Mazzoncini, colui che, tanto per dirne una, sosteneva che il Ponte sullo stretto fosse una infrastruttura strategica. Ma soprattutto colui che andrà a processo per presunta truffa ai danni dello Stato».

«La rottura 'colpa' di Mazzoncini»
"La rottura» prosegue il ministro «non è arrivata dal governo, ci tengo a precisarlo, ma dallo stesso Mazzoncini e dal suo Cda che invece di applicare la regola etica del suo stesso Statuto, e farlo decadere, l'ha prima aggirata e successivamente ha respinto al mittente l'invito del governo a tornare sui propri passi. Se l'input dell'azionista fosse stato accolto, il Cda non sarebbe stato rimosso per intero. La rottura, invece, ci ha costretti ad agire per far rispettare un elementare principio di rettitudine che è alla base, ripeto, dello Statuto dell'azienda. Abbiamo operato, prima di tutto, per tutelare Fs, l'immagine e gli interessi dello Stato. Per il Governo del cambiamento l'etica viene prima di ogni altra cosa». 

La replica del Cda di Fs
Pronta la dura replica del Cda delle Fs che preannuncia azioni legali. «In riferimento a quanto dichiarato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti» si legge in una nota «il Cda di Ferrovie dello Stato Italiane ribadisce di essersi attenuto strettamente e diligentemente alle previsioni dello Statuto. Secondo lo Statuto» prosegue la nota «il Cda può far decadere l'Amministratore per l'esistenza di un rinvio a giudizio o, come in questo caso, rimettere all'Assemblea la proposta di permanenza in carica dell'Amministratore stesso, per salvaguardare il preminente interesse della Società. Pertanto, il Cda non ha operato alcun aggiramento delle norme statutarie, bensì ha agito nel pieno rispetto delle stesse e delle proprie prerogative, sotto la vigilanza degli organi di controllo che assistono alle sedute consiliari».

«Pronti ad azioni legali»
«Quanto sopra - conclude la nota - si precisa a tutela della reputazione e della professionalità del Consiglio, evidenziando che ove si proseguisse in similari affermazioni lesive della dignità del Consiglio, saranno attivate le occorrenti azioni di tutela previste dalle norme vigenti». Intanto entro martedì prossimo si dovrà riunire l'assemblea per il rinnovo del Consiglio di amministrazione. Tra i possibili sostituti di Mazzoncini, si fanno i nomi di Maurizio Gentile, attualmente alla guida della controllata Rfi, e di Giuseppe Bonomi, vicino alla Lega e nel passato presidente di Alitalia e ad di Sea. Circola anche il nome dell'ex ad di Poste italiane, Massimo Sarmi che potrebbe essere visto come punto di mediazione tra Lega e M5S.