15 ottobre 2019
Aggiornato 20:30
Politica

Le lacrime di Renzi: «Marchionne un gigante, spesso gli ho chiesto consigli»

L'ex premier in un'intervista a La Stampa: «Con altri come lui oggi avremmo Alitalia competitiva e banche forti». Montezemolo: «Uno dei più grandi»

Matteo Renzi e Sergio Marchionne. Chicago, 31 ottobre 2016
Matteo Renzi e Sergio Marchionne. Chicago, 31 ottobre 2016 ANSA

ROMA - «Per me Marchionne è stato un gigante: ha salvato la Fiat quando sembrava impossibile farlo. E ha creato posti di lavoro, non chiacchiere». Matteo Renzi in un'intervista a La Stampa, parlando del manager di Fca, racconta del suo rapporto speciale con Sergio Marchionne. L'ex premier sottolinea la schiettezza «dell'uomo»: c'era un rapporto «di grande libertà: e questo ci ha permesso di dirci le cose in faccia, sempre. A me è servito molto per crescere. Se avevo dubbi su come approcciare i mercati globali, era uno a cui telefonavo per un consiglio». Renzi ricorda come «nel 2011 io dissi che nel referendum di Pomigliano avrei votato sì, e fui sommerso dalle critiche da sinistra: una parte di Pd lo identificava col 'padrone', ma il lavoro si crea con l'impresa, non con l'assistenzialismo», poi ci furono visioni diverse: «Un anno dopo - prosegue Renzi - però, lamentai i ritardi del suo progetto: mi rispose che ero il sindaco di una piccola, povera città. Si scatenò mezza Firenze: fu costretto ad acquistare una pagina sulla Nazione per chiedere scusa. Me lo ha sempre rinfacciato divertito».

Renzi, Marchionne e Obama
«So per esperienza diretta quanto Obama lo stimasse, ma non dimenticherò l'orgoglio dell'italiano che guida la Chrysler: mi ripeteva 'si rende conto che questo è il più grande edificio d'America dopo il Pentagono?'», dice il senatore dem. Ora «lascia aziende vive e forti. Non era scontato. Mi piace ricordare che senza gli accordi di Paolo Fresco con General Motors, Marchionne non avrebbe potuto fare le scelte che poi ha fatto: questo figlio di un carabiniere ha cambiato la storia industriale d'Italia, piaccia o meno ai suoi detrattori». Anzi, «se l'Italia avesse avuto altri Marchionne oggi avremmo un'Alitalia competitiva o qualche banca italiana forte in giro per il mondo. Parte dell'odio contro di lui derivava dall'invidia. E sull'invidia per le persone di talento non si costruisce un Paese, come è ogni giorno più chiaro anche nell'Italia grillina».

Montezemolo: «Uno dei più grandi manager internazionali»
«Sergio Marchionne è uno dei più grandi manager internazionali». Lo afferma in una nota Luca Cordero di Montezemolo. «Abbiamo iniziato e proseguito insieme un lungo e proficuo pezzo di strada alla Fiat negli anni più drammatici con grande spirito di amicizia e collaborazione» aggiunge. «Abbiamo avuto nel passato recente contrasti anche molto duri. Ma mai ho messo in discussione il coraggio, la capacità e la visione di Sergio, che hanno permesso il salvataggio e il rilancio del primo gruppo industriale italiano e contribuito a modernizzare le relazioni sindacali nel paese. Sono vicino alla sua famiglia».