20 agosto 2018
Aggiornato 12:30

Pietro Grasso dovrà pagare 80 mila euro al Pd: lo dice il tribunale

All'ex presidente del Senato è stato inviato un decreto ingiuntivo che impone il pagamento di 83.250 euro al partito con cui si candidò nella scorsa legislatura
Pietro Grasso durante la riunione del Comitato promotore nazionale per la definizione del profilo politico di Liberi e Uguali
Pietro Grasso durante la riunione del Comitato promotore nazionale per la definizione del profilo politico di Liberi e Uguali (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

ROMA – Il tribunale di Roma ha emesso un decreto ingiuntivo verso Pietro Grasso, che dovrà pagare 83.250 euro al Partito democratico, con cui era stato eletto nella scorsa legislatura (prima di lasciarlo per candidarsi con Liberi e uguali). Lo scrive il tesoriere dei dem, Francesco Bonifazi, su Twitter e su Facebook: «Avevo promesso che avremmo portato la vicenda in tribunale, per rispetto a chi segue le regole. Oggi è arrivato il decreto ingiuntivo contro il presidente Grasso per gli 80 mila euro che deve al Pd. Viva la giustizia». Aggiunge il tesoriere Pd: «Siamo stati costretti a vincere l'azione giudiziaria e sinceramente mi dispiace che si sia arrivati a tanto. Ma le regole valgono per tutti. Oppure non sono regole. E le regole vanno rispettate, sempre».

Grasso annuncia ricorso
Pietro Grasso nega di avere ricevuto un decreto ingiuntivo per i soldi richiesti dal Pd e assicura che se arriverà il provvedimento farà «opposizione». L'ex presidente del Senato lo scrive, replicando al tesoriere Pd Francesco Bonifazi. «Non ho ancora ricevuto alcuna notifica di decreto ingiuntivo, quindi non so su quali base possa essere stata emessa. Di certo c'è che nessuno mi ha mai chiesto una determinata cifra mensile nel corso di tutta la scorsa legislatura, e da presidente del Senato, come so essere norma, non ho ritenuto di finanziare alcuna attività politica, oltre ad aver rinunciato, tra le altre, alla parte di indennità che viene solitamente utilizzata per finanziare i partiti». Aggiunge Grasso: «Dopo aver chiesto via mail più di un mese fa un incontro con Bonifazi e i rispettivi legali, ho rinnovato la richiesta direttamente a lui due giorni fa per dimostrare, carte alla mano, le mie ragioni ed evitare il contenzioso». Conclude l'ex presidente del Senato: «Evidentemente il tesoriere del Pd. che ha svuotato le casse con la scriteriata campagna referendaria e con le mega consulenze ai consiglieri americani, scelte di cui a farne le spese sono stati i dipendenti, ha bisogno di scaricare su altri le colpe della sua pessima gestione, e provare a trasformarle in un mezzo strumentale e propagandistico. Quando arriverà il decreto può star certo che farò opposizione».

Contro-risposta
Ma Bonifazi risponde ancora: «La gestione del Pd è stata virtuosa, in questi anni. I problemi amministrativi derivano dall'abolizione del finanziamento pubblico, non dalle campagne elettorali. Peraltro ricordo all'ex presidente che il Pd raccoglie con il 2x1000 una quota pari al 50% delle intere opzioni – dichiara in una nota il tesoriere dem – Apprezzabile il tentativo di Grasso di sviare sui guru americani, ma sono le leggi italiane a dire che lui deve pagare. Non avrei mai immaginato di dover chiedere un decreto ingiuntivo per un ex magistrato di chiara fama, che dovrebbe conoscere il significato della parola legalità. Ma se Grasso insiste andremo avanti perché dove non arriva il buon senso, arrivano i decreti ingiuntivi», conclude.