21 novembre 2019
Aggiornato 13:30
Sicurezza

Inizia il rimpatrio dei rom, ma a Salvini non basta: «Siamo solo all'inizio»

Il ministro dell'Interno critica i rimpatri di «soli» 14 rom deciso dalla sindaca di Roma Virginia Raggi: «Ne mancano decine di migliaia»

Matteo Salvini in un campo rom della Capitale
Matteo Salvini in un campo rom della Capitale ANSA

ROMA - «Ormai passo più tempo a Roma che altrove. La prossima settimana incontrerò anche la sindaca Raggi. Alcune idee per mettere a posto le varie questioni le ho». Lo ha annunciato il ministro dell'Interno Matteo Salvini intervistato da Radio Radio. Alla richiesta di un commento sulla gestione capitolina del caso della chiusura del campo di sosta per rom Camping River, ha aggiunto: «Parlerò col sindaco Raggi. C'è troppa confusione e troppi soldi pubblici spesi male. Io ne ho visitato più di uno di questi campi rom e come ministro dell'Interno andrò fino in fondo». All'intervistatore che lo incalzava sul risultato vantato dalla Giunta Raggi dei 14 rimpatri a fronte dei 250 ospiti del Campo Salvini, dopo una pausa, ha risposto «14? Nei campi rom in giro per l'Italia vivono tra i 30 e i 40 mila quindi ne mancano alcune decine di migliaia. Quindi diciamo che è un buon inizio, mettiamola così».

I rimpatri dei rom a Roma
Ieri è stata intanto notificata alle 65 famiglie dei 250 rom sinti e camminanti ex ospiti del campo sosta temporaneo Camping River ed entro 48 ore si procederà allo sgombero definitivo dell'area. Se solo 14 hanno accettato l'offerta di rimpatrio assistito, la sindaca di Roma Virginia Raggi oggi è a Craiova (Romania) per verificare come si sta sviluppando il percorso delle persone che hanno aderito alla misura del rientro volontario assistito nel proprio Paese di origine. Il progetto, spiega il Comune «su base assolutamente volontaria, è articolato sulla base di alcuni passaggi fondamentali: Invio di Memorandum of Understanding ai Sindaci delle città di provenienza; Partenariato (gratuito per Roma Capitale) con una Ong romena che si occupa dell'accompagnamento delle famiglie al loro arrivo per la presa in carico presso i servizi sociali della città di origine; La persona o gruppo familiare firma il Patto di responsabilità, tradotto anche in romeno per i servizi sociali locali e per favorire la trasferibilità della metodologia di monitoraggio; In forma di riscontro, sono previste attività di monitoraggio costante riguardo il reinserimento nel territorio di origine (iscrizioni e presenze scolastiche, avanzamento del Piano di Inclusione Individuale)».

Le proteste
Tuttavia la maggior parte degli ex ospiti del campo vive da oltre 10 anni nella struttura e non ha più legami significativi con i Paesi d'origine. E oggi è convocato il presidio di protesta contro la chiusura del campo avvenuta, protestano le associazioni che assistono le popolazioni nomadi di Roma come Associazione 21 luglio, senza aver offerto agli ospiti alternative davvero percorribili a quella che si preannuncia come l'ennesima, dolorosa, diaspora di altre 250 persone in difficoltà negli insediamenti informali in giro per la città.