16 dicembre 2018
Aggiornato 19:00

Migranti (e non solo), il piano Salvini supera i confini italiani

Il ministro dell'Interno intervistato dal Washington Post parla di un 'piano Marshall' per l'Africa. E sull'Euro spiega: «Esperimento sbagliato»

Il segretario della Lega e ministro dell'Interno, Matteo Salvini
Il segretario della Lega e ministro dell'Interno, Matteo Salvini (ANSA/DANILO DI GIOVANNI)

ROMA - Sull'emergenza migranti «l'obiettivo finale non è quello di distribuire i migranti tra i vari Paesi europei, ma di evitare che arrivino in Europa. Dobbiamo intervenire in Africa con un piano Marshall, per migliorare le condizioni di vita nei loro paesi d'origine». Lo afferma il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, in un'intervista all'Washington Post, rilanciata da La Stampa. Il leader della Lega sottolinea come l'Europa stia «investendo in Africa» ma «se 6 miliardi di euro vanno alla Turchia (per arginare i flussi migratori, ndr) e solo 500 milioni di euro ai Paesi africani, la nostra battaglia deve diventare quella di aumentare i fondi destinati all'Africa». Il leader della Lega ha ormai superato abbondantemente i confini italiani e nell'intervista al Washington Post parla a tutto tondo di questioni che vanno oltre i compiti del suo ministero. Inevitabile, però, una domanda sulla questione 'Mosca': «Non abbiamo mai ricevuto un euro, un rublo, un dollaro» dal partito di Putin ha affermato il ministro, rispondendo a una domanda sui presunti finanziamenti alla Lega. «Avevamo invece firmato un accordo politico con Russia Unita che prevedeva una collaborazione tra i movimenti giovanili dei nostri partiti».

L'Euro? «Esperimento sbagliato»
Un'intervista a tutto tondo, quindi, con Salvini che non si tira indietro davanti a nessuna domanda. Nemmeno su un tema scottante per gli equilibri del governo Conte come la moneta unica europea: «Penso ancora che l'Euro sia un esperimento sbagliato, dobbiamo migliorarlo, ma sulla necessità di uscirne chi non ha mai cambiato idea?». Per questo «vogliamo lavorare per cambiare l'Europa dall'interno e non per uscirne. Vogliamo cambiare la sua economia, la sua politica, la fiscalità e le politiche agricole. Ad esempio, cambierei immediatamente la direttiva sulle banche. Dal canto nostro, stiamo facendo di tutto per rispettare il limite del 3% del rapporto deficit/Pil, anche se il limite del 3% non è inciso nella pietra».

L'incontro 'segreto' con i tedeschi
Nel silenzio mediatico, nella tarda serata di ieri è arrivata la notizia che Matteo Salvini si è incontrato al Viminale con il Presidente del Gruppo della CSU nel Bundestag, il parlamento federale tedesco, Alexander Dobrindt. Al centro del colloquio il problema dell'immigrazione e le strategie europee, a pochi giorni dall'apertura del tavolo tecnico tra Italia e Germania dopo l'incontro bilaterale tra Salvini e il suo omologo tedesco a Innsbruck. Salvini ha ribadito «la priorità di fermare gli sbarchi operando su più fronti». Anche in questa ottica, ha spiegato al suo interlocutore, ha effettuato viaggi in Paesi come Libia ed Egitto e altri sono in programma entro la fine dell'estate. L'esigenza, ha aggiunto Salvini, è che al più presto «l'Unione europea riconosca la Libia come porto sicuro e fornisca un aiuto concreto per il controllo dei suoi confini sia a Nord che a Sud, agevolandone la stabilizzazione politica senza interventi eterodiretti». Fermare gli sbarchi, secondo Salvini, è l'unico modo per dare una efficace soluzione alla questione dei cosiddetti «dublinanti», tema che è stato sollevato dal collega tedesco. Il Presidente del Gruppo della CSU nel Bundestag Alexander Dobrindt ha condiviso l'esigenza di incrementare i fondi messi a disposizione dall'Europa (500 milioni) per aiutare i Paesi al di là del Mediterraneo e di fornire un adeguato supporto al governo libico per un più efficace contrasto all'immigrazione clandestina.