10 dicembre 2018
Aggiornato 21:30

«Quel mancato accordo di governo tra M5s e Pd»: Fico racconta tutto

Il presidente della Camera incontra i giornalisti: «Mancarono le condizioni finali. Quando parlai di esito positivo fui rimproverato»
Il presidente della Camera Roberto Fico. Roma, 18 luglio 2018
Il presidente della Camera Roberto Fico. Roma, 18 luglio 2018 (ANSA/ GIUSEPPE LAMI)

ROMA - «Dopo l'incontro con il presidente della Repubblica, in cui riferii sul mio mandato esplorativo per un accordo tra M5s e Pd, parlai di esito positivo ma mi dissero che avevo usato una parola troppo forte, perché in realtà era in corso un inizio di dialogo che poteva portare forse alla formazione di un governo con il Pd se si mettevano in campo tutta una serie di condizioni. Condizioni che evidentemente poi non c'erano». Il presidente della Camera Roberto Fico incontrando la stampa parlamentare apre il cassetto dei ricordi prima di fare il punto sul suo mandato e sul lavoro che dovrà fare il governo. Fondamentale, per la terza carica dello Stato, sarà il ruolo del Parlamento che dovrà «far partire le riforme Costituzionali». In primis «la riforma della legge elettorale» che «non dovrà essere fatta negli ultimi sei mesi prima del voto».

Il ruolo del Parlamento
«Le riforme costituzionali - ha spiegato il presidente Fico incontrando la stampa parlamentare - debbono partire dal Parlamento e non dal governo. Questo vale anche per la legge elettorale che non deve essere fatte negli ultimi sei mesi prima del voto. Se il Parlamento la vuole fare la deve fare in tempi non sospetti». Fondamentale, ovviamente, sarà «trovare un rapporto di collaborazione anche con il governo. Se riusciremo a organizzarci nel migliore dei modi con meno decreti e più iniziative legislative si può lavorare meglio». Una cosa è certa. Fico crede «in un Parlamento centrale, istituzione culturale e pensante. La settimana prossima userò uno strumento del regolamento che è stato usato poco, e cioé la conferenza dei presidenti di commissione. Cercheremo di elaborare alcune soluzioni alle dinamiche delle commissioni e dell'aula».

I vitalizi e i cambi di casacca
Sui vitalizi «è stato fatto un grande atto di coerenza e di coraggio da parte dell'Ufficio di presidenza. Non è una delibera vendicativa, ma di senso culturale, andiamo a riparare un'ingiustizia che i cittadini sentivano sulla loro pelle, una ferita con le istituzioni che andiamo a calmierare». Con il Senato, ha aggiunto, «abbiamo avuto tempi diversi, ma spero che anche il Senato arrivi. La fonte è quella giusta, non ho alcun problema, prenderò la totale responsabilità e - ha ribadito - rinuncerò all'immunità parlamentare» nel caso di ricorsi. Poi una dichiarazione di intenti: «I cambi di casacca nella scorsa legislatura sono stati un problema. Possiamo prendere alcuni spunti dalla riforma del Senato e portarli qui, al di là del vincolo di mandato. Per me non si deve lavorare sul vincolo di mandato ma lavorare sui cambi di casacca».

Il messaggio a Toninelli: «Salvare vite non è 'amministrazione'»
Sul fronte immigrazione, il presidente Fico ha voluto mandare un plauso al lavoro della Guardia costiera italiana. Poi si è rivolto al ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli: «Sono d'accordo con le parole che ha pronunciato alla celebrazione del 153esimo anniversario della fondazione della Capitaneria di porto Guardia costiera: salvare vite umane non è un'azione amministrativa, nel soccorso non c'è passaporto, colore della pelle, lingua o cultura, che possano impedire ad un essere umano di salvare un altro essere umano. Anche l'Europa non lo dimentichi». Il lavoro della Capitaneria - ha affermato ancora Fico - «merita un plauso doveroso. Siamo riconoscenti per il costante impegno nella tutela della vita umana».