16 ottobre 2019
Aggiornato 13:30
Immigrazione

L'Unhcr avverte l'Italia di Salvini: «La Libia non è un posto sicuro per i migranti»

Il responsabile per la Libia dell'Agenzia Onu per i rifugiati in conferenza stampa a Roma interviene sulla questione dei flussi migratori

Un gruppo di migranti fotografata in un centro a Tripoli in una foto diffusa il 7 novembre 2017
Un gruppo di migranti fotografata in un centro a Tripoli in una foto diffusa il 7 novembre 2017 ANSA

ROMA - «La Libia non è un porto sicuro per i migranti anche perchè non c'è una governance in tutto il Paese». Così si è aperto l'intervento del responsabile per la Libia dell'Agenzia Onu per i rifugiati (UNHCR), Roberto Mignone, in una conferenza stampa tenuta alla sede della Stampa Estera a Roma. Mignone ha spiegato che sulla questione dei flussi migratori «siamo stati molto chiari con l'Italia» e ha poi chiamato alle loro responsabilità di accoglienza tutti i Paesi dell'Unione Europea affermando che «la responsabilità non è solo italiana». L'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati UNCHR ha quindi annunciato di avere istituito in Libia «un meccanismo che funziona» per il «reinsediamento» dei rifugiati in «Paesi terzi» che necessità però di «una maggiore collaborazione» da parte dell'Unione Europea. 

Conferenza stampa a Roma
In una conferenza stampa tenuta nella sede della Stampa Estera a Roma, Mignone ha illustrato questo meccanismo spiegando che l'UNCHR è riuscito a «ottenere il rilascio dai centri di detenzione gestiti dalle autorità libiche» di rifugiati che ha definito «vulnerabili». I numeri sono importanti: «Più di 1.800 di questi rifugiati li abbiamo inviati in un centro di transito nel Niger» da dove, «una volta accertato il loro status di rifugiati», i migranti vengono inviati come richiedenti asilo in Canada ed in altri Paesi disposti ad accoglierli, ha detto Mignone facendo appello all'Unione Europea di fare la sua parte: «L'Ue ci aveva promesso di accogliere 4.000 persone ma ha accolto solamente 200» di questi richiedenti asilo. Per Mignone, si tratta di «un sistema che funziona, ma che ha bisogno della collaborazione anche dell'Ue».

Il ruolo delle Ong e il centro di transito a Tripoli
Il rappresentante Onu, ha quindi annunciato la prossima apertura a Tripoli «entro due/tre settimane» di un «centro di transito che avrà un capienza di 1.000 persone con camere singole, bagno e frigo». Poi è tornato sulla questione delle Ong per ribadire come queste svolgano «un ruolo fondamentale nel salvataggio delle persone in situazioni di emergenza in mare»: nel periodo compreso tra gennaio e aprile di quest'anno, «hanno effettuato circa il 40% delle operazioni di soccorso per coloro che sono sbarcati in Italia - comprese le persone prima salvate da imbarcazioni militari e commerciali e successivamente trasferite su navi delle Ong». Ora, «con l'avvicinarsi della stagione di punta delle traversate, salvare vite umane deve diventare la priorità principale e qualsiasi riduzione delle capacità di ricerca e soccorso porterà quasi sicuramente a ulteriori inutili perdite di vite umane, poiché trafficanti senza scrupoli continuano ad organizzare traversate su imbarcazioni fatiscenti e non adatte alla navigazione in mare».