22 settembre 2021
Aggiornato 10:30
Immigrazione

«Faccio un milione e mi compro casa in Grecia»: così parla chi 'lucra' sui migranti

Dopo gli arresti dei sei responsabili di una serie di centri per i richiedenti asilo in provincia di Latina emergono i primi particolari dell'inchiesta

LATINA - C'è chi in tre anni ha incassato 530 mila euro tra stipendi e affitti gonfiati. Chi puntava a comprarsi «una casa in Grecia» una volta raggiunta la somma del milione di euro. Dalle intercettazioni che hanno portato all'arresto di sei responsabili di onlus operanti nella gestione di diversi Centri di Accoglienza Straordinaria (C.A.S.) nel sud Pontino emerge un vero e proprio 'cartello' costruito sulla pelle dei migranti, costretti a vivere in gravi situazioni di sovraffollamento e carenze di natura igienico-sanitaria. L'indagine è partita dall'analisi della documentazione depositata dai responsabili delle onlus per la partecipazione ai bandi di gara indetti per l’accoglienza dei migranti, facendo emergere gravi e sistematiche violazioni nell’esecuzione degli obblighi assunti dai gestori dei C.A.S. in sede di ggiudicazione delle gare. Le intercettazioni hanno portato poi a scoprire che una onlus si spartiva la gestione dei richiedenti asilo con un’altra, senza alcuna comunicazione alla Prefettura di Latina.

Quanti soldi sulla pelle dei migranti
Oltre 4milioni e 400mila euro. Questi i soldi - pubblici - arrivati in meno di tre anni sui conti correnti di una delle onlus: La Ginestra. Agli arresti è finito il presidente: era lui a gestire in prima persona diversi centri, tra i quali - come ha ricostruito il Fatto Quotidiano - Villa Luda nel comune di Fondi. Per questa struttura l'affitto pagato è di 6mila euro, «un prezzo quadruplo rispetto a quello che l’organizzazione paga per altre strutture». Il motivo della differenza di prezzo: i proprietari della villa sono i genitori di Macaro. Qui vivevano 39 migranti a fronte di una capienza, certificata dalla Asl, di 11. Ed è qui, come si legge nell'ordinanza di custodia cautelare, che «è  stata riscontrata la presenza di sporcizia ovunque, di ratti nei pressi degli avanzi del cibo lasciato in giacenza, nonché cibo avariato negli armadi, muffa ovunque e un forte sgradevole odore».

«Mi compro una casa in Grecia»
A far scattare gli arresti, oltre ai controlli, è il contenuto delle intercettazioni telefoniche. Chi con quei soldi puntava «ad aprire un alimentari», e ha comprato una casa: «L'ho chiusa a 314 mila euro e non a 325». Chi invece, come il presidente de L'Azalea, altra onlus sotto inchiesta, dopo avr incassato in 7 mesi la bellezza di 630mila euro, era preoccupato: «Non dormi più tranquillo», gli dice un'interlocutice al telefono. «Eh, lo so. Ne vale la pena fino a quando mi sono messo da parte un milione di euro». Per farci cosa? Comprare una casa. Così iniziano le telefonate con i parenti: «Mica mi puoi vedere una casa giù... da comprare». Chiede a uno zio. Ma giù dove? «Mò mi compro una casa a Messolonghi», confessa alla zia in un'altra telefonata. Punta alla Grecia. La risposta della zia? «Li devi giustificare questi soldi… dove li hai presi, capito? (…) Stai attento a come ti muovi». Ma lui non ha paura: «Sì la prendo, tra due anni me ne vado là… me ne vado in pensione là».