19 ottobre 2019
Aggiornato 16:00
Sicurezza

«I rom si possono censire e dopo tre mesi rimpatriare, vi spiego come»

L'assessore alla sicurezza della Regione Lombardia, Riccardo De Corato, cita il decreto legislativo del 6 febbraio 2007. Ecco cosa dice

Il censimento dei rom del 2008
Il censimento dei rom del 2008 ANSA

MILANO - Una vera e propria battaglia di cavilli giudiziari attenderebbe il ministero dell'Interno qualora il 'piano Salvini' sul censimento e il rimpatrio dei rom dovesse iniziare. Perché se è vero, come abbiamo spiegato in questo focus, che è diritto di tutti i cittadini dell’UE e dei loro familiari circolare e soggiornare liberamente all’interno dell’UE e che i provvedimenti di allontanamento devono essere valutati e decisi singolarmente assicurando le garanzie procedurali, secondo l'assessore alla Sicurezza, Immigrazione e Polizia locale di Regione Lombardia, Riccardo De Corato, «i rom si possono censire e dopo tre mesi rimpatriare». E per dare fondamenta alla sua tesi, cita l'articolo 6 del Decreto legislativo 6 febbraio 2007, n.30.

Cosa prevede il decreto legislativo
Secondo quanto riportato nell’articolo 6 dal Decreto legislativo 6 febbraio 2007, n.30, spiega De Corato, «un cittadino dell’Unione europea può rimanere in uno qualsiasi degli Stati membri fino ad un massimo di tre mesi purchè abbia con sé un documento identificativo». Oltre i tre mesi, «secondo l’articolo 7, il soggiorno è consentito solo se trattasi di lavoratore subordinato o autonomo nello Stato oppure se è iscritto presso un istituto pubblico o privato ad un corso di studi o di formazione professionale, e contestualmente dispone di risorse economiche sufficienti e di un’assicurazione sanitaria per se stesso e per i propri familiari, o di altri titoli idonei, che coprano tutti i rischi nel territorio nazionale». 

«Senza requisiti si può procedere al rimpatrio»
Quindi «chiunque non abbia questi requisiti non ha diritto di soggiornare nel territorio nazionale per più di tre mesi. Pertanto, se dopo il censimento, come è molto probabile, quelli ormai ‘residenti’ da anni all’interno dei campi nomadi, risultassero senza questi requisiti e, quindi, senza il diritto di continuare a soggiornare nella nostra nazione, dovremmo, nel pieno rispetto della legislazione vigente, immediatamente procedere con i rimpatri» conclude Riccardo De Corato.