23 ottobre 2019
Aggiornato 23:30
Immigrazione

«Sui migranti Italia lasciata sola»: ora lo dicono anche le Ong

Per la Giornata mondiale del rifugiato l'attacco di Amnesty International Italia al 'sistema europeo' di accoglienza. E la Chiesa lancia una proposta

ROMA - In occasione della Giornata mondiale del rifugiato, Amnesty International Italia ha ribadito come la normativa dell'Unione europea in materia d'asilo abbia caricato di responsabilità sproporzionate gli stati membri della frontiera marittima. «Negli ultimi anni, in particolare Grecia e Italia sono state lasciate sole ad aiutare le persone in fuga da guerre e persecuzioni o che cercano scampo dalla tortura in Libia, mentre altri stati membri sono riusciti ad evadere dalle proprie responsabilità di aiutare i richiedenti asilo». La tendenza dominante all'interno dell'Unione europea «è stata finora quella di scaricare ogni onere sui paesi di primo arrivo». Si tratta - sottolinea Amnesty - «di un modello ingiusto, i cui risultati sono davanti agli occhi di tutti». Perché «come ha ricordato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, 'chi arriva in Italia, arriva in Europa'». Per Amnesty International Italia cambiare l'attuale sistema non è impossibile. «I leader europei che si incontrano al Consiglio europeo in programma a Bruxelles il 28 giugno hanno un'opportunità storica per modificare un sistema di asilo ingiusto che non funziona né per i rifugiati né per i cittadini europei. Questo modello deve essere sostituito con uno equo, efficiente e compassionevole basato sulla distribuzione dei richiedenti asilo tra tutti i paesi dell'Unione europea». Questo cambiamento «è urgente». A tal fine Amnesty International ha lanciato un appello ai leader europei sollecitandoli a lavorare insieme per mettere in pratica un sistema di soluzioni eque, che abbia al centro l'obbligo di protezione e la condivisione della responsabilità.

La proposta 'cattolica': aprire vie legali per chi chiede asilo
Dal 1988 sono morte lungo le frontiere dell'Europa oltre 36.000 persone. Nel 2017 sono stati 3.139 i migranti morti nel Mediterraneo mentre tentavano di raggiungere l'Europa via mare, con una media di quasi 10 morti al giorno. E il 2018 purtroppo si mostra altrettanto agghiacciante: da gennaio ad oggi risultano morte 802 persone. I numeri, appunto, «agghiaccianti» di questa guerra non dichiarata sono forniti da un folto numero di associazioni cattoliche e non (Acli, Agenzia Scalabriniana Cooperazione allo Sviluppo, Caritas Italiana, Centro Astalli, Comunità Giovanni XXIII, Comunità Sant'Egidio, Fondazione Migrantes, Federazione Chiese Evangeliche in Italia) che avanzano una serie di richieste ai governi europei, prima fra tutte quella di «aprire vie legali per chi ha diritto di chiedere asilo, attivare programmi adeguati di reinsediamento per i rifugiati e stabilire quote d'ingresso per i lavoratori stranieri sono misure non derogabili per governare il complesso fenomeno delle migrazioni e rendere le nostre società più inclusive e per questo sicure».

L'incontro di preghiera
Le richieste che verranno formalizzate nel corso di una grande preghiera ecumenica dall'evocativo tema: «Morire di speranza» in memoria «di quanti perdono la vita nei viaggi verso l'Europa». Un incontro di preghiera che si terrà giovedì prossimo alle ore 18 presso la Basilica Santa Maria in Trastevere a Roma che sarà presieduta dal Segretario del Consiglio dei Cardinali, mons. Marcello Semeraro. «Ai naufragi nel Mediterraneo si vanno ad aggiungere i viaggi che finiscono tragicamente nel Sahara, i rimpatri forzati a cui corrisponde spesso la morte in carceri disumane, e non ultimi, episodi di violenza contro i migranti che si verificano nei paesi di transito e alle frontiere», affermano le realtà cattoliche ed evangeliche. «La preghiera 'Morire di speranza' è promossa per non dimenticare la speranza di tante persone e la sofferenza di chi cerca protezione in Europa; per non rassegnarsi o assuefarsi alle tragedie ma impegnarsi - si spiega - per un mondo più umano e giusto».