26 maggio 2019
Aggiornato 16:30
Giustizia

Maroni condannato a un anno per le pressioni a favore di Mara Carluccio. Assolto per l'«affaire Maria Grazia»

Condannato per turbata libertà nella scelta del contraente, assolto dall'accusa di induzione indebita "perché il fatto non sussiste"

L'ex governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni
L'ex governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni ( ANSA )

MILANO - Condannato per turbata libertà nella scelta del contraente, assolto dall'accusa di induzione indebita "perché il fatto non sussiste». Si è chiuso così il processo milanese che vedeva l'ex governatore lombardo, Roberto Maroni, imputato per le presunte pressioni esercitate a favore di due sue ex collaboratrici al Viminale. I giudici della Quarta Sezione Penale del Tribunale di Milano hanno condannato Maroni a 1 anno per il contratto "su misura" ottenuto da Mara Carluccio in Eupolis, società regionale lombarda attiva nel settore della formazione professionale. Assoluzione, invece, per l'altro capo di imputazione, quello relativo alle presunte pressioni effettuate sui vertici Expo per ottenere il pagamento delle spese di un viaggio istituzionale a Tokio per Maria Grazia Paturzo, altra sua ex collaboratrice al ministero dell'Interno a lui legata, secondo l'accusa, da "una relazione affettiva». Il pm Eugenio Fusco aveva chiesto di condannare il governatore a 2 anni e 6 mesi di carcere per tutti i due capi di imputazione. Il collegio ha anche disposto, come chiesto dal pm, la trasmissione degli atti per falsa testimonianza per Paturzo, Isabella Votino portavoce dell'ex governatore, per l'avvocato Cristina Rossello, amica di Paturzo e parlamentare di Forza Italia e per l'allora direttore generale di Eupolis Alberto Brugnoli.

Maroni: "Un colpo al cerchio e uno alla botte"
"Vengo assolto e condannato allo stesso tempo. Un colpo al cerchio e una alla botte per una raccomandazione mai fatta - è il commento dell'ex governatore lombardo - Sono deluso, ma non mi scoraggio: ribadisco la mia totale estraneità a qualsiasi comportamento illecito e proprio per questo sono certo che in appello verrò completamente assolto".

La figura di Maria Grazia Paturzo per cui il fatto non sussiste
Maria Grazia Paturzo "era una figura a disposizione personale del presidente Roberto Maroni" e questo "era chiaro a tutti in Expo" aveva detto questa mattina l'accusa rappresentata dal pm di Milano, Eugenio Fusco: "Altro che figura di raccordo tra Regione Lombardia ed Expo». Da qui il tentativo di accusare Maroni di reato di turbata libertà nella scelta del contraente contestato all'ex governatore insieme a quello, più grave, di induzione indebita. Accusa, quest'ultima, che riguarda l'azione di pressing effettuata da Maroni attraverso l'intermediazione di Ciriello per ottenere dai vertici Expo il pagamento delle spese di un viaggio istituzionale a Tokio per Maria Grazia Paturzo, donna che secondo l'ipotesi accusatoria sarebbe stata a lui legata da "una relazione affettiva".

Il viaggio a Tokio
All'improvviso Maroni rinunciò alla missione giapponese: scelse di andare a Berna, inviando a Tokio l'allora suo vice, Mario Mantovani. Un cambio di programma che secondo il pm Fusco è stato provocato dalla "crescente insofferenza" manifestata da Isabella Votino, storica portavoce dell'ex governatore lombardo, proprio per la presenza di Maria Grazia Paturzo all'interno della delegazione lombarda. "Se Paturzo fosse davvero stata una figura di raccordo tra Regione Lombardia ed Expo, come sostenuto dalle difese - ha argomentato il rappresentante dell'accusa - sarebbe partita lo stesso per Tokio, perché nel frattempo il viaggio era stato autorizzato da Expo». Dopo le repliche dell'accusa, la parola è passata alle difese per le controrepliche. Ma evidentemente nulla di tutto ciò costituisce reato, visto che l'ex governatore è stato assolto da questa accusa.