19 maggio 2019
Aggiornato 15:00
Giustizia

Maroni a processo, l'accusa: «Ecco chi era e cosa faceva Maria Grazia Paturzo per lui»

L'accusa ribadisce la richiesta di condanna a 2 anni e 6 mesi per l'ex governatore della Regione Lombardia

L'ex governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni
L'ex governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni ( ANSA )

MILANO - Maria Grazia Paturzo «era una figura a disposizione personale del presidente Roberto Maroni» e questo «era chiaro a tutti in Expo. Altro che figura di raccordo tra Regione Lombardia ed Expo». Il pm di Milano, Eugenio Fusco, ha voluto prendere la parola nell'aula del processo milanese a carico dell'ex governatore lombardo per ribadire le proprie richieste di pena: 2 anni e 6 mesi per Maroni, 2 anni e 2 mesi per l'ex capo della segreteria politica del governatore, Giacomo Ciriello, 1 anno per l'ex segretario regionale del Pirellone, Andrea Gibelli, e 10 mesi per Mara Carluccio, ex collaboratrice di Maroni al Viminale, che secondo l'accusa avrebbe beneficiato di un contratto «cucito su misura per lei» da parte di Eupolis, società regionale lombarda che si occupa di formazione professionale (l'ex dg Alberto Brugnoli ha già patteggiato 8 mesi).

I reati contestati
Da qui il reato di turbata libertà nella scelta del contraente contestato all'ex governatore insieme a quello, più grave, di induzione indebita. Accusa, quest'ultima, che riguarda l'azione di pressing effettuata da Maroni attraverso l'intermediazione di Ciriello per ottenere dai vertici Expo il pagamento delle spese di un viaggio istituzionale a Tokio per Maria Grazia Paturzo, donna che secondo l'ipotesi accusatoria sarebbe stata a lui legata da «una relazione affettiva».

Il viaggio a Tokio
All'improvviso Maroni rinunciò alla missione giapponese: scelse di andare a Berna, inviando a Tokio l'allora suo vice, Mario Mantovani. Un cambio di programma che secondo il pm Fusco è stato provocato dalla «crescente insofferenza» manifestata da Isabella Votino, storica portavoce dell'ex governatore lombardo, proprio per la presenza di Maria Grazia Paturzo all'interno della delegazione lombarda. «Se Paturzo fosse davvero stata una figura di raccordo tra Regione Lombardia ed Expo, come sostenuto dalle difese - ha argomentato il rappresentante dell'accusa - sarebbe partita lo stesso per Tokio, perché nel frattempo il viaggio era stato autorizzato da Expo». Dopo le repliche dell'accusa, la parola è passata alle difese per le controrepliche.