Italia | Mafie

30 euro in cambio di un voto: così a Latina agivano i Di Silvio, primo clan mafioso autoctono

Per la prima volta in territorio pontino viene riconosciuta l´esistenza di un´associazione mafiosa non legata a gruppi criminali siciliani, calabresi o campani

Scoperto a Latina il primo clan mafioso autoctono
Scoperto a Latina il primo clan mafioso autoctono (ANSA/POLIZIA)

LATINA - Blitz della Polizia di Stato a Latina che ha arrestato 25 persone, appartenenti ad un pericoloso clan criminale rom attivo nel quartiere Campo Boario del capoluogo pontino. Pesanti le accuse: associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, violenza privata, favoreggiamento, intestazione fittizia di beni, riciclaggio e reati elettorali, tutti aggravati dalle modalità mafiose. Oltre 250 gli agenti della Polizia di Stato impegnati. Nel provvedimento cautelare vengono contestati anche reati elettorali previsti dal Codice Antimafia. Tra i reati attribuiti al clan Di Silvio spiccano anche quelli in materia elettorale. Nel corso di una conferenza stampa a Roma il procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino ha chiarito, infatti, che gli aderenti al clan hanno svolto, nelle diverse tornate elettorali, compiti «spiccioli come l’attacchinaggio, fino ad una vera opera di compravendita di voti. Voti – ha spiegato il magistrato – che avevano un costo di circa 30 euro».

Per la prima volta un'associazione mafiosa autoctona
Per la prima volta in territorio pontino viene riconosciuta l´esistenza di un´associazione mafiosa autoctona, non legata a gruppi criminali siciliani, calabresi o campani. Gli autori delle numerose estorsioni, effettuate con metodi particolarmente violenti e vessatori, come avviene nelle mafie tradizionali, spendevano sempre il nome dei Di Silvio per amplificare il potere di intimidazione, ovvero il riferimento alla destinazione del denaro richiesto al sostentamento dei carcerati e delle loro famiglie, o ancora richiamando episodi cruenti risalenti alla guerra criminale del 2010, quando le famiglie Rom si imposero sui altri gruppi criminali.

Operazione Alba Pontina
Tra i soggetti destinatari della misura cautelare vi sono ben 7 donne, una delle quali figura tra i vertici del clan. Le indagini, condotte anche attraverso intercettazioni ambientali, hanno consentito di accertare che, tra l’altro, erano gli avvocati al centro del lucroso giro di estorsioni del clan Di Silvio. Un gruppo criminale, ha spiegato oggi il dirigente della Squadra Mobile, Luigi Silipo, «estremamente organizzato a cui sono addebitati oltre 45 capi di accusa che vanno dall’associazione di tipo mafioso, all’estorsione, dall’usura al riciclaggio sempre attraverso il metodo mafioso». «In questo caso – ha commentato il procuratore Prestipino – l’operazione ‘Alba Pontina’ ha messo in evidenza che si tratta di vero e proprio salto di qualità criminale da parte dell’organizzazione di Rom con l’emergere, per la prima volta, di una egemonia criminale da parte di un gruppo autoctono e non importato dalla Campania, con famiglie camorriste o dalla Calabria con famiglie o gruppi 'ndranghetisti». Una predominanza che si è consolidata dal 2010 con un «potere egemone sul terroritorio pontino che si è avvalso, negli anni, anche di metodi molto violenti come uccisioni, ferimenti e gambizzazioni».