22 ottobre 2018
Aggiornato 04:00

L'ultimo atto del governo Gentiloni: la stretta sulle armi da fuoco

Le nuove disposizioni approvate con un documento del Consiglio dei ministri. Ma Salvini non ci sta
Il Presidente della Repubblica Mattarella con il premier Gentiloni, e i ministri Alfano, Minniti e Calenda
Il Presidente della Repubblica Mattarella con il premier Gentiloni, e i ministri Alfano, Minniti e Calenda (ANSA/PAOLO GIANDOTTI)

ROMA - «Invece di colpire terroristi e mafiosi, arriva l’ultimo colpo di coda del governo Pd che complica la vita e chiede più soldi a chi detiene armi legalmente... Roba da matti!». Con questo duro commento su Facebook il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, critica aspramente il documento, approvato dal Consiglio dei ministri, con le nuove disposizioni in materia di armi da fuoco. Tra le novità spicca il sistema di tracciabilità di pistole e fucili, il divieto di pezzi camuffati e l'obbligo di attestare di aver avvisato i familiari. L'approvazione del Consiglio dei ministri, su proposta Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro dell'interno Marco Minniti, secondo quanto riporta il comunicato stampa, è «in attuazione della legge di delegazione europea 2016-2017 (legge 25 ottobre 2017, n. 163)», e «detta disposizioni necessarie all'attuazione e all'adeguamento della normativa nazionale alla nuova direttiva dell'Unione europea relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi da fuoco e delle loro componenti essenziali».

La nuova direttiva dell’Unione europea relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi da fuoco
La direttiva, nei suoi punti salienti, introduce disposizioni in merito alle modalità con cui devono essere marcate su tutto il territorio dell’Unione le armi da fuoco e le loro parti essenziali; ridefinisce il sistema informatico di tracciabilità delle armi e delle munizioni, per consentire anche, attraverso l’istituzione di una piattaforma informatica, lo scambio di informazioni tra i Paesi membri; prevede forme di controllo e di monitoraggio più stringenti dei titoli di acquisizione e detenzione delle armi; armonizza la durata delle autorizzazioni in materia di armi; rimodula le categorie delle armi da fuoco, modificando i criteri di acquisizione e detenzione delle stesse.

Le principali novità della direttiva
Tra le principali novità, il decreto introduce un sistema di tracciabilità delle armi che impone di conoscere in modo certo la data di fabbricazione e distruzione di ciascuna arma da fuoco e detta particolari regole tecniche per la loro disattivazione. Introduce poi la nozione di «arma camuffata», cioè qualunque arma fabbricata o trasformata in modo da assumere le caratteristiche esteriori di un altro oggetto, chiarendo che tali strumenti sono assolutamente vietati. Inoltre, attraverso una revisione delle norme in vigore, rende effettivo l’obbligo, per chi richieda il nulla osta all’acquisto di armi o ne abbia a qualunque titolo la disponibilità, di produrre, all’atto del ritiro del documento, un’autocertificazione con la quale si attesti di aver avvisato i familiari conviventi maggiorenni, compreso il convivente more uxorio, dell’avvenuto rilascio dei documenti necessari per l’acquisizione della disponibilità dell’arma. Lo stesso obbligo viene esteso al titolare della licenza di porto d’armi all’atto della consegna del titolo medesimo. La mancata produzione dell’attestazione comporta l’impossibilità di acquisire il titolo, mentre la produzione di attestazione falsa o mendace comporta l’applicazione delle sanzioni penali previste dalla normativa vigente. In entrambi i casi, detti comportamenti potranno essere valutati dall’Autorità di pubblica sicurezza per l’adozione di provvedimenti di revoca del titolo stesso.

Ridotto il periodo della caccia
Infine, si riduce da sei a cinque anni la durata delle licenze di tiro a volo e di caccia di nuova emissione, nonché di quelle rinnovate successivamente alla data di entrata in vigore del decreto e si modifica la normativa relativa al controllo della sussistenza e permanenza dei requisiti soggettivi sui detentori di armi, prescrivendo l’obbligo di presentare ogni cinque anni la prevista certificazione medica, per chiunque detenga armi comuni da sparo, ad eccezione dei collezionisti di armi antiche, e salvo che il detentore sia in possesso di licenza di porto d’armi. La mancata presentazione del certificato autorizza il Prefetto ad adottare il provvedimento di divieto detenzione di armi.