20 settembre 2018
Aggiornato 00:30

Imbarazzo nel M5s: il candidato in Molise Andrea Greco nipote di un camorrista

Il 33enne candidato alle Regionali del Molise per il Movimento 5 Stelle ha una parentela assai problematica
Il candidato M5S alle Regionali del Molise, Andrea Greco, con Luigi Di Maio
Il candidato M5S alle Regionali del Molise, Andrea Greco, con Luigi Di Maio (ANSA)

ROMA - «Honestà, honestà, honestà» gridavano un tempo neanche troppo lontano i pentastellati. Chissà cosa diranno ora che, di fronte a un imbarazzo sconcertante, gli tocca ammettere la verità a proposito delle losche parentele del candidato in Molise Andrea Greco. Sì, perché lo zio del 33enne, il quale ha in tasca una laurea in Giurisprudenza ma è un ex attore di teatro di professione, era nientemeno che un affiliato della Nuova camorra che faceva capo a Raffaele Cutolo. Il signore in questione, tale Sergio Bianchi, rimasto ucciso nel 1983 durante una sparatoria colpito da un proiettile esploso dalla Polizia, era un uomo di fiducia del luogotenente di «don Rafè» Pasquale Scotti, catturato nel 2016 in Brasile dopo 31 anni di latitanza.

Lo zio camorrista, e il padre?
Il candidato molisano Andrea Greco all'epoca non era nemmeno ancora nato, ma la sua storia familiare è quantomeno curiosa se inserita nel contesto di purezza a 5 Stelle. Greco è stato costretto a confermare che suo zio era un esponente della criminalità organizzata. Si è parlato anche del padre, dipinto da alcune ricostruzioni giornalistiche come una sorta di favoreggiatore della latitanza di un assassino, ma su questo il candidato pentastellato non vuole sentire ragioni: «Questa storia rasenta il ridicolo perché mio padre, storpio da 36 anni, è una vittima delle mafie». E va persino oltre annunciando che porterà il certificato di transazione di 150 milioni di lire che lo Stato avrebbe versato a suo padre, «riconoscendo autonomamente che lui fosse una vittima». «Porterò il certificato dei carichi pendenti per dimostrare che non ha procedimenti in corso e quello del casellario giudiziale per dimostrare che non ha mai avuto problemi con la giustizia».

Un post per difendersi dal "fango"
Qualche giorno fa ha anche pubblicato un post sul Blog delle Stelle per rispondere alle accuse, dal titolo «I sondaggi fanno paura e i nostri avversari gettano fango»: «Non ci fidiamo dei sondaggi, ma qualcuno deve avere così tanta paura da arrivare ad attaccarmi ripescando una storia di cui mio padre è stato vittima». E continua: «Una mia zia ha sposato un personaggio appartenente alla criminalità organizzata, diversi anni prima che io nascessi. Una scelta che la mia famiglia ha fermamente condannato, perché si tratta di un mondo agli antipodi del nostro essere, delle nostre azioni, della nostra storia. Una vicenda che ha provocato dolore alla mia famiglia e di cui, ancora oggi, portiamo le ferite, anche fisiche». Insomma, Greco dichiara di non avere nulla di cui vergognarsi. E – ci mancherebbe altro – non è certo accusabile di alcunché.

"Ha ammazzato 300 persone, pericoloso al 100%"
Secondo la ricostruzione de Il Fatto Quotidiano, in un verbale del 26 maggio 2004, che riprende vecchie dichiarazioni del 1995, il pentito Francesco Neri, ritenuto il mandante dell’omicidio dell’avvocato cosentino Silvio Sesti, descrisse così lo zio Sergio: «Era una persona pericolosa al 100 per cento, era uno che aveva ammazzato 200-300 persone. Praticamente questo usciva la mattina e si prendeva la taglia su ogni persona della Nuova famiglia e si prendeva tre milioni a morto e ne ammazzava due o tre al giorno. Era un pazzo, tirava cocaina, la usava come uno si fuma una sigaretta… e sparava. Avrà fatto 50 conflitti a fuoco, e sapete come lo hanno ammazzato? La polizia di Napoli lo ha circondato e lo ha ammazzato per strada». Di Bianchi parla anche Scotti nel suo primo verbale da collaboratore di giustizia, nel 2017: «C’era un ragazzo che era accusato di una soffiata per l’omicidio di un nostro affiliato… su mio ordine i miei affiliati sequestrarono quel ragazzo e io lo interrogai. Ricordo che tremava con una foglia, eravamo in un appartamento di Cardito assieme – tra gli altri – a Mauro Marra e Sergio Bianchi, mio capozona ad Arzano». Il ragazzino uscì vivo da quell’interrogatorio. «Non trovai elementi per condannarlo a morte».

La morte
Bianchi viveva ad Agnone (Isernia), sottoposto a un rigido regime di sorveglianza speciale, quando sposò la sorella del papà di Andrea Greco, Giuseppina Greco. Con la moglie andò a vivere in casa del cognato, Tommaso Greco, il padre del candidato pentastellato. Quando Bianchi si diede alla latitanza la polizia fece irruzione in due abitazioni, nella convinzione che si nascondesse in una delle due. Una è di alcuni familiari, l’altra è quella di Greco. Qualcosa va storto e la polizia esplode un colpo di pistola che recide un tendine del braccio di Tommaso Greco, che rimarrà invalido. Bianchi verrà ucciso un anno dopo in una sparatoria.