17 ottobre 2018
Aggiornato 23:00

Maroni al contrattacco: con me Salvini come Stalin. E su Bobo ministro...

Il governatore uscente della Lombardia, in una intervista al Foglio, si dice “dispiaciuto” delle dichiarazioni “sprezzanti e sorprendenti" di Salvini
Il governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni con il segretario della Lega Matteo Salvini
Il governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni con il segretario della Lega Matteo Salvini (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

MILANO - Il governatore uscente della Lombardia Roberto Maroni, in una intervista al Foglio, si dice «dispiaciuto» delle dichiarazioni «sprezzanti e sorprendenti che ho sentito nei miei confronti» da parte «del mio segretario», Matteo Salvini. Peraltro, aggiunge, «in tanti si affannano a dire che io non sarò ministro, ma chi è che vuole fare il ministro?» ma «pretendevo che il segretario del mio partito non utilizzasse la mia scelta di vita per colpirmi»

"Salvini sapeva, con me si è comportato da stalinista"
Tornando sulla sua scelta di non ricandidarsi alla Regione Lombardia Maroni sostiene che «Salvini sapeva tutto da mesi, è stato il primo a saperlo, il secondo è stato Berlusconi, ed è stato Salvini a concordare con me le tempistiche dell’annuncio, io sono un leninista convinto ma non avrei pensato di ritrovarmi di fronte un leader stalinista». «Da leninista, non posso sopportare di essere trattato con metodi stalinisti e di diventare un bersaglio mediatico solo perché a detta di qualcuno potrei essere un rischio», sottolinea. «Consiglierei al mio segretario non solo di ricordare che fine ha fatto Stalin e che fine ha fatto Lenin ma anche di rileggersi un vecchio testo di Lenin – aggiunge -. Ricordate? L’estremismo è la malattia infantile del comunismo. Se solo volessimo aggiornarlo ai nostri giorni dovremmo dire che l’estremismo è la malattia infantile della politica». Ora Maroni immagina per sè «un futuro diverso, lontano da un modo di fare politica che capisco ma che, le dico la verità, proprio non mi appartiene».

Un'idea diversa di giustizia
Cosa aspettarsi dunque per il futuro? Possiamo dire, chiede il Foglio, che fra i tratti di incompatibilità culturale tra lei e il suo segretario, e forse fra i tratti di incompatibilità politica, vi è anche un’idea diversa del rapporto che deve avere la politica con la giustizia? "Possiamo dirlo. E’ così. E’ questo uno dei tanti motivi che mi hanno spinto a ragionare su un futuro diverso, lontano da un modo di fare politica che capisco ma che, le dico la verità, proprio non mi appartiene".

Maroni ministro? No
Maroni ministro, chissà... "In tanti si affannano a dire che io non sarò ministro, ma chi è che vuole fare il ministro? Io no" chiosa a margine dell'incontro organizzato a Piacenza da Cna su 'La sfida del futuro: Lombardia ed Emilia Romagna verso l'autonomia». "Io l'ho già fatto tre volte il ministro, quindi per cortesia smettetela di dire 'Maroni non sarà nel mio governo, non sarà ministro' perché io non voglio fare il ministro». Vuole una vita nuova Maroni, "diversa", perché è giunto il momento di occuparsi di tante altre cose importanti, "mettendo a frutto le mie esperienze, le conoscenze che ho acquisito nella macchina pubblica. Magari per aiutare i giovani in cerca di futuro». Lontano dalla politica? - ha concluso -: no, perché la politica per me è una lunga storia d'amore però si può fare politica dentro le istituzioni ma anche fuori".