16 giugno 2019
Aggiornato 08:30
Biotestamento

Nel giorno del biotestamento, in Vaticano il sì deciso alle cure palliative

Mons. Paglia: no a derive eutanasiche, diritto a non morire soli

Monsignor Vincenzo Paglia presidente del consiglio per la famiglia
Monsignor Vincenzo Paglia presidente del consiglio per la famiglia ( ANSA )

CITTA' DEL VATICANO - Nel giorno in cui diventa legge in Italia il testamento biologico, la Pontificia Accademia per la Vita riferisce che il presidente, mons. Vincenzo Paglia, ha ribadito l'importanza delle cure palliative e la necessità di prendersi cura dell'altro e il diritto a non morire da soli, come antidoto alle derive eutanasiche ed ha illustrato il progetto internazionale "Palliative Care" (Pal-life). Senza citare il tema del biotestamento, mons. Paglia ha svolto il suo ampio intervento nel corso della giornata celebrativa dei 30 anni della Antea Associazione Onlus.

"Ecco cosa serve"
L'evento, co-organizzato dalla Pontificia Accademia per la Vita, si intitolava: "Le Cure Palliative: un diritto da garantire" e si è svolto a Roma presso la Scuola Ufficiali Carabinieri di via Aurelia. Evento trasmesso in diretta sula canale YouTube dell'Arma. Mons. Paglia, si legge in una nota, ha dedicato il suo intervento al tema "Il valore di offrire Cure Palliative nella società di oggi». Voi palliativisti, ha esordito, siete i "Buoni Samaritani che si chinano sull'altro nel momento più difficile della vita e quando la fragilità della condizione umana è più pronunciata». E' necessaria una scienza medica che "non fallisca nel prendersi cura del malato" dunque attenta "alla dimensione esistenziale che si manifesta nel bisogno di relazioni umane concrete, di accompagnamento, di significato della vita, di senso della sofferenza e della stessa morte che si avvicina». "Ben altra cultura", di fronte alle derive eutanasiche di oggi "è quella che spinge a continuare ad aiutare il malato nel momento in cui la morte si approssima. Insomma, una cosa è aiutare a morire e altra cosa farlo morire. La vera dignità è quella che prova la persona fragile, malata, quando viene curata con delicatezza, tatto e accompagnata con affetto e generosa attenzione".

"Proporzionalità delle cure"
Dal punto di vista medico è fondamentale il criterio della "proporzionalità delle cure». "Ciò ammette l'astensione dalle terapie, quando queste non siano più adeguate da un punto di vista dell'indicazione medica. Ciò però non deve essere confuso con forme di eutanasia omissiva. Non ogni astensione di cure è di per sé eticamente appropriata, neanche per il fatto che ci si trovi di fronte ad un paziente con infermità avanzata e persino terminale. Soprattutto, anche qualora le terapie attive si rivelassero oramai inefficaci o sproporzionate, si dovrà comunque sempre continuare a prendersi cura del malato, attraverso l'adeguata palliazione dei sintomi e l'attenzione alla sua persona e a i suoi bisogni attraverso la cura della nutrizione, dell'idratazione e dell'igiene. Il malato deve restare vivo fino alla morte, e non morire socialmente prima che biologicamente".

Cei: "Non difende il malato"
Non valuta positivamente la legge sul biotestamento nemmeno don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio Cei per la Salute. In un’intervista a Radio vaticana il sacerdote sottolinea che «è molto inadatta a difendere il malato», ed esprime diverse perplessità. Le Dat non sono obbligatorie – rimarca – e «dare da mangiare e da bere a una persona non è una terapia» ma il normale sostentamento per la vita dell’uomo. Infine ricorda che gli ospedali cattolici continueranno a difendere la vita.