7 dicembre 2021
Aggiornato 05:00
Il caso

Sport e Ius Soli: ecco come anche Malagò e il Coni preferiscono i migranti

Non ci sono solo i politici che sostengono l’importazione di immigrati per sopperire alla mancanza di italiani: anche lo sport italiano sceglie di investire di più sui migranti

ROMA - «Senza ius soli abbiamo perso 4 milioni di atleti» sono state le parole rilasciate dal presidente del Coni, Giovanni Malagò. In pieno clima immigrazionista, dunque, anche lo sport italiano si piega alla logica del più perverso politically correct dimostrando di voler abbracciare la logica dell’assegnazione della cittadinanza in maniera indiscriminata. Eppure, l’unico bando europeo in cui il Coni ha accesso ai finanziamenti, guarda caso, è quello per finanziare l’integrazione di minori migranti.

Ancora business – Sia chiaro: lo sport è uno dei mezzi migliori per sviluppare l’integrazione sociale di quei soggetti che vogliono entrare a far parte di una nuova comunità, accettandone le regole e le tradizioni. Fa riflettere, però, che l’unico progetto finanziato da fondi europei sia il Coni-Fami (Fondo asilo-immigrazione). Il progetto – si legge sul sito – è partito in questo primo anno su 5 Regioni pilota - Emilia Romagna, Lazio, Marche, Sicilia e Toscana - e verrà poi esteso nelle altre Regioni. La cifra stanziata per le attività di 2 ore a settimana della durata di otto mesi è di 500 euro a minore migrante non accompagnato. Dalle foto presenti sul sito del Coni, nella pagina del progetto Fami, ci si chiede quale sia il criterio utilizzato per la parola «minori»: le persone presenti nelle foto, infatti, dimostrano un’età ben maggiore.

Fondi per gli italiani pari a 1/5 – Il timore che anche dietro i progetti di integrazione per lo sport ci sia il solito business che lucra sull’accoglienza, è più che fondato. Se poi si paragonano i fondi del progetto Fami con quelli che il Coni mette a disposizione per i giovani italiani, qualcuno potrebbe rimanerci molto male. A fronte dei 500 euro per i minori migranti, solo 100 euro sono previsti dal Bando progetto Coni per ogni minore italiano. C’è da specificare però che in quest’ultimo caso i fondi sono di proprietà del Coni, mentre il progetto Fami è cofinanziato dalla Unione Europea. In ogni caso, ci si chiede come mai il Coni abbia deciso di accedere ai finanziamenti europei solo per questo progetto che coinvolge i migranti.

Le parole di Malagò – Alla presentazione dei risultati del progetto ‘Sport e Integrazione’ al Foro Italico, Malagò ha osservato anche che «c'è qualcuno che cavalca certe cose per proprio tornaconto, come sulla legge per lo ius soli. Il mondo dello sport è da subito stato il portabandiera, ma non vuole essere strumentalizzato né tirato per la giacchetta». Però, a quanto pare, va bene solo fare il tifo per lo ius soli perché fa chic. Poi, il numero 1 del Coni ha osservato: «E’ inaccettabile che i nostri figli siano a scuola con altri ragazzi, vanno a fare sport e magari questi ragazzi sono anche più bravi di alcuni dei nostri ma non possono competere ai vari livelli dei campionati o addirittura in alcuni casi indossare la maglia azzurra: questo non è giusto». La cosa veramente inaccettabile è che a capo dello sport italiano, come della politica nazionale, ci sia qualcuno che preferisce investire sull’importazione di nuove persone come fossero della merce, invece che puntare sugli attuali cittadini. E così le culle si svuotano e la nazionale di calcio non si qualifica neanche ai prossimi mondiali. Dimostrando che chi tifa per l’integrazione, alla fine sostiene la propria disintegrazione.