17 novembre 2019
Aggiornato 19:00
Le vie del gas

No-Tap in Puglia, durissime proteste contro il gasdotto della discordia

Ore 13, i più duri dei manifestanti si sono seduti a terra – la stessa in cui affondando le radici gli oltre duecento ulivi che devono essere rimossi per consentire al gasdotto che nasce in Azerbaigian di arrivare in Puglia, e da lì non si sono mossi. È servito l’intervento dei poliziotti in assetto antisommossa per spostarli

BARI – Alta tensione in Puglia: ore 13, i più duri dei manifestanti no Tap si sono seduti a terra – la stessa in cui affondando le radici gli oltre duecento ulivi che devono essere rimossi per consentire al gasdotto che nasce in Azerbaigian di arrivare in Puglia, a Melendugno vicino Lecce – e da lì non si sono mossi.

Polizia in assetto antisommossa
L’obiettivo era impedire l’avvio dei lavori per la realizzazione del gasdotto. È servito l’intervento dei poliziotti in assetto antisommossa per spostarli. Tafferugli, urla, spintoni tra agenti e manifestanti davanti al cantiere in cui erano bloccati i tir con a bordo gli alberi espiantati. Qualcuno si è sentito male – un 65enne che è in sciopero della fame per esprimere il proprio dissenso – in tre hanno riportato contusioni: le loro condizioni non sono gravi né preoccupanti. I lavori sono stati momentaneamente bloccati.

Gli ulivi da espiantare
Gli attivisti – circa 300 – sono arrivati di buon mattino per impedire che il consorzio Tap riprendesse le operazioni di espianto degli ulivi. Espianto necessario all’avvio del cantiere per costruire il tratto a terra e sotto il mare del gasdotto che dal 2020 porterà il gas azero sulle coste pugliesi.

LEGGI ANCHE: Tap, via libera del Consiglio di Stato. Ecco cosa rischiamo col gasdotto in Salento

Il progetto va avanti
Ieri il Consiglio di Stato ha respinto i ricorsi presentati dal Comune di Melendugno e della Regione Puglia dando di fatto il via libera ai lavori. Sempre ieri è arrivato anche l’ok da parte del ministero dell’Ambiente che ha ribadito la regolarità dell’autorizzazione fornita dall’ufficio fitosanitario della Regione Puglia all’espianto. Il sindaco di Melendugno, Marco Potì appoggiato a trenta primi cittadini salentini, ha inviato alla Regione Puglia una richiesta di impugnare le autorizzazioni in autotutela come ultimo tentativo per bloccare l’avvio dei lavori. L’eradicazione degli ulivi va fatta entro il prossimo 30 aprile, altrimenti sarà a a rischio il rispetto dei tempi per la realizzazione del gasdotto.