20 novembre 2019
Aggiornato 15:00
La svolta di Trump

Il filosofo Becchi: «Trump sta mettendo fine alla globalizzazione»

Secondo il filosofo, intervenuto a La Gabbia su La7, la posizione del presidente americano è quella di chi non si preoccupa più, come prima cosa, degli interessi delle grandi multinazionali che hanno accumulato profitti a scapito della classe lavoratrice statunitense, ma di chi ha posto questi ultimi al centro della sua politica

ROMA – Con l'elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti d'America si è posto un freno alla globalizzazione galoppante, ha sostenuto l'economista della Lega Nord, Claudio Borghi, autore del libro Basta euro, intervenuto a La Gabbia su La7. Della stessa opinione l'altro ospite di Gianluigi Paragone, il filosofo Paolo Becchi.

Con Trump torna al centro il lavoratore, non la multinazionale
Secondo l'esponente del Carroccio la posizione di Trump è quella di chi non si preoccupa più, come prima cosa, degli interessi delle grandi multinazionali americane che hanno accumulato profitti a scapito della classe lavoratrice statunitense, ma ha ribaltato il ragionamento: «Che me ne viene dei profitti di Apple? Niente, io devo pensare al mio lavoratore». Ancora più convinto del vento di novità che sta soffiando dagli Usa il professore Becchi che ha parlato del nuovo inquilino della Casa Bianca come una «svolta nella storia». Il filosofo ha spiegato che «tutto quel processo della globalizzazione è stato bloccato. In termini umani significava rendere omogenea la specie su tutto il Pianeta, ma ora lui è intervenuto con una parola d'ordine totalmente diversa 'America first'».

La questione della delocalizzazione
Partendo da questo dato di fatto, il docente universitario ha sostenuto che gli Stati nazionali, fino a poco tempo fa dati per morti e sepolti, ora stanno tornando sulla scena per rivendicare tutta la loro autonomia come ci stanno mostrando la Brexit nel Regno Unito e l'elezione di Trump negli Usa. Intanto Borghi ha voluto sintetizzare la sua critica alla globalizzazione mostrando un grafico, dove vengono affiancate la produttività delle imprese, cresciuta di molto negli anni, e i salari, rimasti praticamente fermi nei decenni: «La globalizzazione ha permesso alle aziende di scegliere dove produrre in base al costo del lavoro, si chiama delocalizzazione. Noi abbiamo fatto un gran favore ai lavoratori della Cina o dell'India, ma noi siamo in Italia».