26 maggio 2020
Aggiornato 04:00
Sembrava questione di ore, ma la sedia rimane vuota

M5s Roma, anche Tutino rinuncia al Bilancio: «Sulla graticola da 20 giorni»

La maledizione dell'assessorato al Bilancio continua. Sembrava questione di ore per l'ufficializzazione del nome di Salvatore Tutino, ma poi, anche questa volta, qualcosa è andato storto

ROMA - Un incubo senza fine, per l'amministrazione pentastellata a Roma. Sembrava giusto una questione di ore per avere l'ufficialità, e finalmente la Capitale avrebbe avuto il suo assessore al Bilancio, dopo mille peripezie. Poi, l'ennesima bomba sul Campidoglio: Salvatore Tutino, giudice della Corte dei Conti, indicato ormai da giorni come il futuro assessore al Bilancio della Capitale, si tira indietro.

Non un fulmine a ciel sereno
Certo, non si può dire che si sia trattato di un fulmine a ciel sereno. Perché il nome di Tutino non era esattamente gradito ai vertici, che lo ritenevano un esponente della casta. Perplesso si era dimostrato Roberto Fico, che lo scorso 25 settembre, sul responsabile del Bilancio, si era cosè espresso: «deve scegliere Virginia, ma su quella persona noi abbiamo fatto delle interrogazioni parlamentari, atti motivati e scritti che è bene che un sindaco 5 stelle valuti prima di decidere. Magari ci siamo sbagliati e ha ragione il sindaco, ma quegli interventi vanno presi in considerazione».  Una linea condivisa anche da Carla Ruocco: «Sugli assessori come su altro, noi avevamo proposto tutti assieme un’idea del governo della città, condivisa. Ma il sindaco è Raggi, decida lei e poi, qualunque cosa succeda, si assuma le sue responsabilità». Commento più evasivo, ma che faceva subodorare,ancora una volta, tensioni e divisioni interne. 

Chi è Tutino?
Ma chi è Salvatore Tutino? E perché i Cinque Stelle non lo avrebbero apprezzato al Bilancio della Capitale? Per rispondere bisogna tornare al 2013, in pieno governo Letta, quando la nomina da parte del Cdm di Tutino a consigliere della Corte dei Conti scatenò le polemiche dei pentastellati. I quali puntarono il dito sul fatto che la designazione sua e di altri quattro giudici era stata varata poco prima che entrasse in vigore il tetto di 300mila euro sul cumulo di pensioni, vitalizi e stipendi pubblici.

L'attacco di Di Battista datato 2013
E proprio su quel divieto di cumulo vorticosamente sventato dai nuovi designati si era espresso in questi termini Alessandro Di Battista: «Ecco perché stamattina – tuonava dalla sua pagina Facebook – il Consiglio dei ministri si è riunito in fretta e furia: doveva nominare cinque esponenti della casta per fare in modo che prendessero la poltrona prima dell’entrata in vigore della Legge di stabilità». Di quei cinque, Tutino era il primo della lista. Etichettato senza giri di parole come «esponente della casta».

Il passo indietro
Insomma: i vertici pentastellati non devono aver fatto i salti di gioia, all'idea di ritrovarsi quell'«esponente della casta» nella già abbastanza contestata giunta romana. E alla fine, a sciogliere l'impasse è stato proprio lui, Salvatore Tutino: «Non posso accettare – ha spiegato – accuse totalmente infondate e prive di ogni elemento di verità. Avevo dato la mia disponibilità, consapevole delle difficoltà e dei rischi che l’impegno avrebbe comportato. Ma pensavo a difficoltà legate all’impegnativo lavoro che mi sarei trovato ad affrontare come assessore al bilancio della Capitale».

Da giorni sulla graticola
Tutino si è rammaricato di essere stato «da diversi giorni» «sulla graticola»«sottoposto a esami surreali. Sono diventato oggetto di una contesa in cui, più che i curricula, contano le illazioni e dove le falsità e le beghe di una certa politica fanno aggio su professionalità e impegno», ha spiegato. «Gli attacchi, del tutto ingiustificati, da parte di esponenti della forza politica che dovrà sostenere le scelte della giunta, minano alla base ogni possibilità di un proficuo lavoro». Da qui, niente più disponibilità per l'assessorato. I grillini, sembra di leggere, si trovino qualcun altro.

L'ennesima tegola sulla Raggi
Insomma: un'altra tegola sulla giunta Raggi. Perché, se si può dire che il ritiro di Tutino avrà forse fatto piacere ai vertici, senza dubbio è l'ennesimo clamoroso colpo di scena che,nei fatti, impedisce alla sindaca Raggi di iniziare a lavorare davvero, a 3 mesi dalle elezioni, con una squadra decisa e compatta. La sindaca non ha potuto che ostentare tranquillità: «Era una delle persone che stavamo esaminando, ma il nome arriverà presto», ha dichiarato alle telecamere. Ma c'è da scommettere che in Campidoglio saranno ore di altissima tensione. Un'altra volta

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