19 maggio 2019
Aggiornato 16:30
I candidati e il dibattito sulla municipalizzata

Atac, scontro Raggi-Giachetti sulla privatizzazione

Per la grillina Atac deve restare pubblica, Giachetti, invece, apre alla possibilità di privatizzare un'azienda che cade a pezzi

ROMA – Per la candidata grillina al Campidoglio Virginia Raggi, l'azienda dei trasporti romana Atac «è e deve restare pubblica». Si scontra, anche su questo, con il candidato del Pd, Roberto Giachetti, che, invece, per la situazione al limite del sostenibile della municipalizzata capitolina non esclude l'intervento dei privati.

L'attacco al Pd
La Raggi attacca il Partito Democratico e lo fa prendendo di mira le idee che il candidato di centrosinistra intende portare avanti qualora venisse eletto a sindaco di Roma: «Giachetti rivela esattamente il disegno del Pd sulle nostre risorse e sui servizi essenziali: vogliono privatizzare. Lo stanno facendo con la scuola, con la sanità e ora lo faranno anche con i mezzi pubblici», afferma la pentastellata. Questo risponde Raggi a chi le chiede un commento sulle dichiarazioni del suo sfidante, che in occasione di un confronto con il partito dei Radicali guidato da Riccardo Magi si è detto «favorevole alla privatizzazione di Farmacap e Assicurazioni di Roma», quindi aprendo alla possibilità di vendita di Atac: «La privatizzazione di Atac, in questo momento, equivarrebbe ad una svendita. Io non ho nessun furore ideologico ma se risanata vale 10 volte tanto», spiega invece Giachetti.

Atac? Un crisantemo
Ma a rispondere alla candidata grillina è anche lo stesso Magi: Per la Raggi «Atac è un fiore all'occhiello di Roma» e per questo «deve tornare ad essere dei romani». Per Magi «se Atac è un fiore è al massimo un crisantemo sulla tomba del trasporto pubblico cittadino». E spiega: «come può essere un vanto un'azienda fallita, dopo essere stata per anni una mucca da mungere per i partiti e le loro clientele, e che quotidianamente infligge ai cittadini disservizi ed enormi disagi?». E continua l'esponente dei Radicali: «Posizioni come quella espressa da Virginia Raggi rispecchiano perfettamente le ragioni dello sfascio a cui la capitale è stata condotta da una classe dirigente che per decenni ha governato solo cercando il consenso di 60 mila dipendenti comunali e delle aziende municipalizzate, senza guardare agli interessi e ai diritti di tutti i cittadini».