29 settembre 2020
Aggiornato 13:00
la proposta del leader de la destra

Roma, Storace: «Ecco come chiudere i campi rom in soli 6 mesi»

Secondo il candidato sindaco basta "usare la logica e applicare le regole". Ci spiega come pensa di procedere

ROMA - Il leader de La Destra e candidato sindaco di Roma, Francesco Storace, lancia una proposta rivoluzionaria per la chiusura dei campi rom della Capitale: secondo lui si può procedere in sei mesi.

Storace: Possiamo chiudere i campi rom in 6 mesi
«Non ci vogliono cinque anni per chiudere i campi rom. Basta molto meno tempo, usando la logica e applicando le regole». Così Francesco Storace, candidato Sindaco di Roma. «Dice l'Associazione 21 Luglio, ascoltata dai plaudenti Raggi, Giachetti e Fassina: nelle baraccopoli della Capitale 'vivono circa 8mila persone, tra cittadini italiani, comunitari ed extracomunitari' e ci vogliono 5 anni per chiudere il sistema con il consenso dei media e dando le case a chiunque. Case che non ci sono per gli italiani. Ignorando i furti di rame, i roghi tossici, i mercatini della mondezza, i bambini in metro a rubare anziché a scuola, i furti negli appartamenti. Per questi problemi c'è da attivare il dialogo coi media."

Risparmieremmo 30 milioni di euro l'anno
«Noi - spiega Storace su Il Giornale d'Italia - pensiamo di incrociare i dati dell'anagrafe del registro automobilistico, delle dichiarazioni dei redditi e poi vediamo davvero chi e quanti sono i poveri. Controlliamo quanti bambini vanno a scuola invece che a rubare. Applichiamo le norme sulla patria potestà nei casi dovuti. Entro sei mesi, questi censimenti possono essere fatti. Siamo pronti a scommettere che la stragrande maggioranza di quelli che oggi vivono nelle baracche, lamentando miseria, domani sarebbero nelle condizioni di cercarsi una casa sul mercato, magari vendendo la Mercedes o la Bmw di gran lusso. E ci sarebbe un'impennata di frequenze a scuola e una diminuzione di sciami di ragazzini e ragazzine nei vagoni della metro in attesa del pollo di turno» risparmiando 30 milioni di euro l'anno «con cui finanziare il primo step delle case con il mutuo sociale e pagare servizi sociali degni di questo nome» conclude.