30 ottobre 2020
Aggiornato 14:30
L'appello del Pontefice

Papa Francesco: I poveri al centro non è assistenza sociale, né politica

L'evangelizzazione dei poveri è la missione di ogni battezzato: «Significa avvicinarli, servirli, liberarli dalla loro oppressione», spiega Papa Francesco

CITTA' DEL VATICANO - «Evangelizzare i poveri: questa è la missione di Gesù; questa è anche la missione della Chiesa, e di ogni battezzato nella Chiesa. Essere cristiano ed essere missionario è la stessa cosa». Così Papa Francesco prima dell'Angelus in piazza San Pietro. Papa Francesco dopo l'Angelus in piazza San Pietro ha salutato i fedeli venuti da diverse parrocchie d'Italia e di altri Paesi, come pure le associazioni e le famiglie. Il Papa ha rivolto un saluto anche agli studenti di Zafra e ai fedeli di Cervelló (Spagna); ai partecipanti al convegno promosso dalla «Comunità mondiale per la meditazione cristiana»; e ai gruppi di fedeli venuti dall'Arcidiocesi di Bari-Bitonto, da Tarcento, Marostica, Prato, Abbiategrasso e Pero-Cerchiate.

Liberare poveri da oppressione
«Ma che cosa significa evangelizzare i poveri? Significa avvicinarli, servirli, liberarli dalla loro oppressione», ha detto Papa Francesco chiedendo quanto la Chiesa sia fedele a questo programma di Gesù. «Oggi, nelle nostre comunità parrocchiali, nelle associazioni, nei movimenti, siamo fedeli al programma di Gesù? L'evangelizzazione dei poveri, portare loro il lieto annuncio, è la priorità? Attenzione: non si tratta di fare assistenza sociale, tanto meno attività politica. Si tratta - ha continuato il Papa - di offrire la forza del Vangelo di Dio, che converte i cuori, risana le ferite, trasforma i rapporti umani e sociali secondo la logica dell'amore. I poveri, infatti, sono al centro del Vangelo».

Con Concilio abbattute muraglie
Con il Concilio vaticano II si sono «abbattute le muraglie che per troppo tempo avevano chiuso la Chiesa in una cittadella privilegiata»: così Papa Francesco, citando la sua bolla di indizione del giubileo Misericordiae Vultus, nel corso di un'udienza al pontificio seminario lombardo di Roma. «Il beato Paolo VI - ha detto il Papa - benedisse il Seminario Lombardo l'11 novembre 1965, in modo che questa nuova casa fosse abitata al culmine del Concilio Vaticano II, nel quale i Padri percepirono fortemente che, 'abbattute le muraglie che per troppo tempo avevano chiuso la Chiesa in una cittadella privilegiata, era giunto il tempo di annunciare il Vangelo in modo nuovo'», spiega Francesco. «Così, negli "anni romani", che non sono solo di studio, ma di vera e propria formazione sacerdotale, anche voi vi preparate a dare seguito a quell'impulso dello Spirito, per essere 'futuro della Chiesa' secondo il cuore di Dio; non secondo le preferenze di ciascuno o le mode del momento, ma come l'annuncio del Vangelo richiede».

(con fonte Askanews)