6 giugno 2020
Aggiornato 23:30
Maggioranza supera voti segreti. Emendamento nuova legge elettorale

Riforme, l'inarrestabile sprint del Senato sul ddl Boschi

Le votazioni al Senato sulla riforma costituzionale proseguono a ritmi serrati. Oggi l'Aula ha approvato vari articoli, tra i quali il nuovo federalismo con competenze distinte e non più concorrenti tra Stato e regioni e il potere per il nuovo Senato di eleggere due giudici costituzionali

ROMA - Le votazioni al Senato sulla riforma costituzionale proseguono a ritmi serrati. Oggi l'Aula ha approvato gli articoli 30, 31, 33, 35 e 37, tra i quali il nuovo federalismo con competenze distinte e non più concorrenti tra Stato e regioni e il potere per il nuovo Senato di eleggere due giudici costituzionali, approvato quasi all'unanimità. La maggioranza ha tenuto sempre sui voti segreti, che ci sono stati pur registrando dei cali, fino a 143 voti, per risalire intorno ai 165 quando le votazioni erano palesi.

Accolte richieste minoranza dem
Si chiude anche la partita della norma transitoria con un emendamento del governo che accoglie le richieste della minoranza Pd di avere tempi certi e brevi per la legge elettorale per il nuovo Senato, che sarà operativa per la prima elezione dopo lo scioglimento delle Camere, ma soprattutto dovrà essere applicata subito dalle regioni che per prime andranno al voto.

Clima più disteso
Il clima, dopo i giorni di dura battaglia parlamentare, è diventato più disteso in Aula con le opposizioni anche se la Lega non sta partecipando più alle votazioni. Oggi l'unico scontro si è registrato sull'approvazione di un ordine del giorno del Pd che impegna il governo a ridurre il numero delle regioni, proposta che ha creato scompiglio anche all'interno del Pd. E naturalmente c'è stato spazio anche per commentare le dimissioni del sindaco di Roma, Ignazio Marino.

Restano 4 articoli
Rimangono solo quattro articoli per concludere gli articoli rimasti e nelle previsioni che si fanno a Palazzo Madama si dovrebbe chiudere domani, lasciando per martedì le dichiarazioni e il voto finali, rinunciando quindi alle sedute di sabato mattina e lunedì pomeriggio. Per farlo però probabilmente occorrerà una riunione dei capigruppo nella quale tra l'altro il Pd potrebbe chiedere di incardinare già il 14 il ddl sulle unioni civili.

(con fonte Askanews)

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