12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Un caso di discriminazione

Bari, figlio boss rifiutato a scuola: «Trovata una disponibile»

Dopo le polemiche sembra avere trovato una conclusione positiva la vicenda del figlio di un boss in carcere di Bari vecchia, di 10 anni, rifiutato nei mesi scorsi da quattro scuole medie della città.

ROMA - Dopo le polemiche sembra avere trovato una conclusione positiva la vicenda del figlio di un boss in carcere di Bari vecchia, di 10 anni, rifiutato nei mesi scorsi da quattro scuole medie della città. La direttrice scolastica della Regione Puglia, Anna Cammalleri, ha infatti reso noto che «una scuola a Bari è disponibile ad iscrivere il ragazzo». A Radionorba Cammalleri ha spiegato che «dobbiamo adesso verificare se va bene alla famiglia», ma «il bambino nell'immediatezza, se non oggi domani, potrà riprendere il suo percorso scolastico come è giusto che sia».

La direttrice verifica
La direttrice ha annunciato anche una verifica delle ragioni che hanno indotto le scuole a rifiutare l'iscrizione: «Io voglio sottolineare il fatto che i bambini sono tutti uguali, appartenenti a una famiglia o a nessuna famiglia, è un fatto che non deve assolutamente sussistere in un sistema scolastico. Questo caso è eclatante perché abbiamo una serie di scuole indisponibili, sulle quali farò delle puntuali verifiche. Nella mia esperienza - ha concluso - situazioni di difficoltà e di cattiva comprensione sono nelle umane cose, ma mai è accaduto un episodio analogo».

Discriminazione
Tramite Facebook è intervenuto anche il sottosegretario all'Istruzione, Davide Faraone: «Ancora un caso di discriminazione. Un bambino pugliese, 'con la colpa' di avere un padre in carcere. Quattro scuole del territorio hanno respinto la sua richiesta di iscrizione. Proprio lui che, forse più di altri, necessita di un ambiente-scuola stimolante e soprattutto alternativo a qualsiasi forma di devianza», ha scritto.

Emancipazione
«Siamo dovuti intervenire per fare in modo che il figlio di un detenuto potesse iscriversi a scuola. E grazie alla scuola riscattarsi ed emanciparsi. Il cognome non può e non deve segnare il destino di nessuno. La buona scuola - ha concluso - è tale se riesce ad offrire opportunità a tutti, senza pregiudizio».

(con fonte Askanews)