23 febbraio 2020
Aggiornato 12:30
Molto più di un'elezione comunale

A Milano si decide il destino del centrodestra. E di Berlusconi

Il partito che riuscisse a riprendersi palazzo Marino avrebbe in mano anche le chiavi della coalizione. Per questo Berlusconi insiste a non lasciare campo libero a Salvini. Ma, così facendo, diventa il principale ostacolo per i suoi

MILANO – Parte di nuovo tutto da Milano, dalla fu capitale morale e dall'attuale capitale economica. Come nel 1983 con Bettino Craxi, come nel 1992 con Mani pulite e come nel 1994 con Silvio Berlusconi, dal capoluogo meneghino si dipanano tutte quelle strade politiche che, come dice il proverbio, portano a Roma. E a palazzo Chigi. Così lo scontro, interno ed esterno, per individuare nel 2016 il successore di Giuliano Pisapia diventa un crocevia fondamentale anche a livello nazionale. Nel centrosinistra ma, soprattutto, nel centrodestra. Intorno alla corsa per palazzo Marino gravitano tutte le anime di uno schieramento alla disperata ricerca di un leader: la Lega Nord corsara di Matteo Salvini, i Fratelli d'Italia duri e puri di Giorgia Meloni, l'anima più destrorsa e d'opposizione di Forza Italia e il partito di Mediaset che vuole aprirsi a Renzi. Essendo per ora ancora distanti le auspicabili primarie, le elezioni comunali di Milano diventeranno il primo, importante banco di prova in cui tutte queste componenti si sottoporranno direttamente al giudizio degli elettori. E chi riuscisse a strappare il sindaco al Partito democratico potrebbe finire per ritrovarsi in mano anche le chiavi del centrodestra tutto.

Il grande ritorno
E Silvio Berlusconi, che in cuor suo continua a sperare di essere sempre lui a dare le carte, non intende farsi trovare impreparato. È proprio per questo che, a sorpresa e senza preavvisi, nel weekend scorso ha messo in scena quello che lui stesso ha definito «il mio rientro nella scena politica», prima alla kermesse Atreju della Meloni a Roma, poi a Farefuturo della Gelmini nel bresciano. «Volevo tornare quando fossi stato sicuro dello splendore della mia piena e totale innocenza, ma i tempi sono precipitati», ha spiegato: ovvero, la corte europea di Strasburgo non si pronuncerà sui suoi ricorsi prima dell'anno prossimo, invece di ottobre come sperava, quindi troppo tardi per poter pianificare una seria campagna elettorale per le amministrative. «Vinciamo di sicuro noi a Milano – ha promesso – Dobbiamo riunirci come centrodestra per dare un nome su cui tutti concordino. L'accordo? Entro una settimana circa». Per ora c'è solo una bella selva di nomi: il sogno proibito dei leghisti Paolo Del Debbio (che però continua a giurare di voler restare giornalista televisivo), l'ex assessore regionale di Formigoni Carlo Borsani, il principe dei lobbisti dei colossi americani in Italia Simone Crolla (che nega), lo storico sindaco di Segrate Alessandro Alessandrini e quello di Assago Graziano Musella. Un nodo un po' troppo intricato per essere sciolto in soli sette giorni.

Personaggio ingombrante
Eppure il vero problema sembra essere proprio lui: Silvio Berlusconi. Che continua a sopravvalutare il suo consenso in crollo verticale: «Anche se ci fossero le elezioni domani, con un Berlusconi che va anche in tv sono sicuro che supereremmo la sinistra». Che non scalda più le folle, come si è visto nei suoi due citati discorsi di questo fine settimana. E che continua a ripetere stancamente sempre lo stesso trito copione. Tanto da non convincere più nemmeno lo stesso centrodestra. «Berlusconi sta spiegando ad Atreju come vincere le elezioni. Del 1994», ha twittato Francesco Storace. «Ha fatto il suo tempo – avrebbe confidato ai fedelissimi Matteo Salvini secondo La Stampa – Può fare il padre nobile, dare consigli, mettere in campo la sua classe dirigente, meglio se rinnovata, ma non può dare patenti politiche», si è poi sfogato il segretario della Lega rispondendo indirettamente all'ex Cav che lo aveva accusato di parlare solo alla pancia degli elettori. Oggi, colui che fu l'artefice della rinascita del centrodestra italiano è ormai diventato il suo principale ostacolo. E se la soluzione fosse proprio quella di fare finalmente un bel bagno di umiltà e di candidarsi lui a sindaco di Milano?