18 gennaio 2020
Aggiornato 08:00
Parla l'assessore alla Trasformazione urbana

Caudo: Alemanno aveva messo le mani sul patrimonio di Atac

Con la delibera 39/2011, la destra aveva affondato i tentacoli sul patrimonio immobiliare dell'azienda dei trasporti romana Atac. Come spiega Caudo, la delibera 39 è un esempio ereditato di «urbanistica dopata e di finanza creativa che scaricava sull'urbanistica l'incapacità di gestire la società e di realizzare un vero piano industriale per Atac»

ROMA - «La destra continua a pensare al patrimonio dell'ATAC con gli occhi del passato. La giunta Alemanno aveva messo per bene le mani sul patrimonio immobiliare dell'ATAC con la delibera 39/2011 richiamata oggi sulla stampa. Una delibera che attribuiva quasi 180 mila mq di nuova edificabilità lì dove oggi ci sono poco più di 52 mila mq, senza alcuna attenzione ai bisogni del quartiere e del contesto urbano già denso in cui si trovano questi immobili. A San Paolo, invece degli attuali 8.500 mq se ne prevedono 18.500, a Vittoria invece di 6.960 se ne ipotizzano 15 mila o ancora a Piazza Ragusa dove da 17 mila si passava a oltre 20 mila. In molti casi la delibera prevede la demolizione dei manufatti che però non sempre è possibile e, inoltre non si è tenuto conto del vincolo apposto sulla rimessa Vittoria che ne conserva le attuali consistenze». L'assessore alla Trasformazione urbana Giovanni Caudo ricostruisce e precisa, in una nota, la vicenda relativa alla delibera 39 della giunta Alemanno sulla valorizzazione dei depositi Atac, su cui la destra torna a insistere sulla stampa di oggi.

La delibera 39
«La delibera 39 è un esempio ereditato di urbanistica dopata e di finanza creativa che scaricava sull'urbanistica l'incapacità di gestire la società e di realizzare un vero piano industriale per Atac che a quel tempo aveva un debito di circa 630 milioni di euro, di cui 350 nei confronti delle banche. La delibera, infatti, giunse dopo una serie di interventi di finanza immobiliare creativa, con spin off societari e travasi di debiti a Roma Capitale, come i 160 milioni restituiti proprio nel 2011 alla Cassa Depositi e Prestiti in mancanza delle risorse che dovevano provenire dalle alienazioni degli immobili. Tra il 2009 e il 2011 si susseguono tre delibere, la 36 del 2009, la 38 e appunto la 39 del 2011 che si occupano del patrimonio di ATAC e alla fine gli Immobili vengono trasferiti alla società ATAC Patrimonio appositamente costruita, di cui si ricorda solo il record di remunerazione del suo Amministratore delegato, ma che non ha prodotto nessuna alienazione neanche dei cespiti più semplici. Per gli immobili ATAC l'eredità che abbiamo trovato è la stessa di quella insostenibile della ex Fiera o delle ex caserme di Guido Reni e che la giunta Marino e l'Assemblea Capitolina hanno già cancellato alla radice. Lo abbiamo scritto nel programma di mandato del sindaco e questo è l'impegno preso con la città».

Il lavoro della giunta Marino
«In questi mesi abbiamo invece lavorato per aumentare in modo sostanziale la patrimonializzazione di ATAC, favorendo la trasformazione diretta di alcuni compendi immobiliari come quello di via Cardinal de Luca al Flaminio. Per quanto attiene le ex rimesse di San Paolo, di Vittoria, di Piazza Ragusa, e le rimesse di Portonaccio e di Trastevere, abbiamo predisposto già da mesi una delibera urbanistica che mantenendo la consistenza edilizia attuale consentirà di valorizzare gli immobili che potranno essere liberati dalla sola utilizzazione a depositi per i mezzi pubblici ma potranno avere tutti gli usi compatibili e consentiti dal Piano regolatore per le aree intorno, e che modifica quindi la delibera 39 del 2011. Le ulteriori trasformazioni urbanistiche le faremo misurando le reali potenzialità del singolo immobile e lo faremo insieme agli abitanti, solo così la ricchezza dell'ATAC potrà contribuire a consolidare il percorso di risanamento finanziario della società avviato in questi due anni con la definizione del nuovo piano industriale, e potrà dare alla città una reale opportunità di trasformazione dell'esistente che incontri le reali potenzialità ed esigenze dei territori. La destra si rassegni non è più tempo di giocare a monopoli con i beni pubblici», conclude l'assessore.

(con fonte Askanews)