Giacomelli: «Siamo in ritardo con le idee, speriamo nella banda larga»
Il sottosegretario per lo Sviluppo economico, Antonello Giacomelli, nel corso dell'audizione in Commissione Trasporti, presenta la sua relazione nell'ambito della una indagine conoscitiva sul sistema dei servizi di media audiovisivi e radiofonici.
ROMA - È necessario «affrontare il cambiamento in atto non chiudendosi nella nostalgia di un tempo che non può tornare. Né immaginando barricate anacronistiche», ma guardando al futuro della rete e della tecnologia. Il sottosegretario per lo Sviluppo economico, Antonello Giacomelli, nel corso dell'audizione in Commissione Trasporti, presenta la sua relazione nell'ambito della una indagine conoscitiva sul sistema dei servizi di media audiovisivi e radiofonici.
UN PAESE ALLA DERIVA - Dalle parole del sottosegretario emerge con forza la volontà di rinnovamento di un sistema che arranca nel palcoscenico internazionale. L'obiettivo che il governo si pone, secondo le parole di Giacomelli, è proprio quello di superare il gap, il ritardo che che l'Italia dimostra di avere nel campo dei servizi di media. Il sottosegretario inizia la relazione dipingendo il quadro generale cui si è trovato il governo rispetto alla questione del servizio pubblico audiovisivo e radiofonico al momento dell'insediamento: «Era un Paese in cui si discuteva delle frequenze, un Paese che non aveva una Tv via cavo, e che scontava il ritardo di quella tecnologia. Un Paese che era sotto procedura di infrazione», problemi molto seri cui il governo entrante si è trovato ad affrontare, non senza difficoltà». Il sottosegretario ricorda che Italia e Iran erano i Paesi sotto osservazione in merito alla gestione degli spettri di frequenza: «Abbiamo saturato lo spettro utilizzando non solo quello previsto dagli accordi internazionali e da Ginevra, ma anche quelle frequenze non assegnate all'Italia, ma assegnate a Paesi limitrofi. Tutto questo, dunque, saturando lo spettro e fornendo ulteriori elementi alla teoria che aveva portato alla procedura di infrazione». Era «un Paese che faceva i conti con una crescente affermazione di nuovi protagonisti, i giganti della rete, nuovi soggetti che entravano ed entrano nella dimensione nazionale per più aspetti – come quello della raccolta pubblicitaria, del tema dei contenuti, del tema dei diritti dell'utilizzo dei contenuti stessi. Un Paese – continua Giacomelli – che vedeva ridurre la potenzialità dell'industria della creatività», una realtà dura da digerire per un Paese come l'Italia che ha sempre fatto della creatività un asse portante della propria ricchezza culturale. Tutto questo, secondo Giacomelli, non ha fatto che rallentare la possibilità che l'Italia si affacciasse sul mercato internazionale. Una competizione a livello internazionale molto debole che vede la presenza di lavori italiani solo in rare eccezioni: per Giacomelli è inaccettabile che Paesi come la Spagna e quelli del nord Europa – quindi non anglosassoni – entrino nel palcoscenico internazionale e il nostro Paese rimanga inveec escluso da questo tipo di comeptizione. «Il servizio pubblico italiano viaggia ancora su un'organizzazione e una ripartizione frutto di logica antica, già fuori dagli schemi diversi anni fa», spiega Giacomelli.
IL GAP TECNOLOGICO E LA BANDA LARGA - Che cosa ha fatto il governo? Innanzitutto, continua Giacomelli, il governo ha messo in campo una «efficacie azione di recupero del ritardo rispetto al gap tecnologico, come la banda larga – uno dei temi centrali per lo sviluppo del Paese. Questo ci ha spinto a varare il piano per banda larga». A proposito di questo, il sottosegretario scende nei dettagli tecnici, delineando un piano nazionale che miri a debellare l'obiezione di Bruxelles secondo cui all'Italia manca una strategia nazionale. «E' un piano ambizioso, che mira ad equiparare gli scopi italiani agli «obiettivi europei più ambiziosi». «La rete è importante, non è sufficiente, bisogna trasformare le realtà dentro questo schema digitale. Quale sarà la richiesta di banda che arriverà? Noi pensiamo di puntare al massimo obiettivo. Il punto di vista del governo è assumere il punto d vista del cittadino o l'interesse nazionale come il punto di partenza e poi si mettono in fila gli interessi privati. Ma la priorità è il cittadino», spiega ancora Giacomelli: «La banda larga è un tema centrale e occorre un coordinamento a Palazzo Chigi».
LA SITUAZIONE IMBARAZZANTE DELLE FREQUENZE - Un altro «punto tecnico e non di contenuto» affrontato da Giacomelli è quello sulle frequenze: «Non potevamo continuare a tollerare situazione in cui nessuna frequenza italiana è riconosciuta a Ginevra». Questo ha portato ad un progressivo deterioramento, secondo Giovannelli, dei rapporti con i Paesi confinanti di cui l'Italia 'sfrutta' le frequenze, «senza ammetterlo». Una «situazione imbarazzante» alla quale il governo sta cercando di dare un ordine: «Abbiamo individuato frequenze non assegnate e quelle delle interferenze, abbiamo individuato il tempo di chiusura di queste frequenze». «È un'anarchia», a livello di gestione delle frequenze. Quindi quello che il governo si propone di fare è questo: «Noi modificheremo i criteri e metteremo in risalto l'ascolto delle diverse emittenti privilegiando chi fa davvero un'attività editoriale locale». Oltre al probelma del numero dei giornalisti - «è impensabile che non ci sia stato un criterio che desse valore al numero dei giornalisti», Giovannelli tocca il discorso dell'innovazione tecnologica: «Da questo dipende la mancanza di sviluppo. Si procederà con una riforma che dia certezze e che faccia emergere chi fa impresa territoriale e deve avere sostegno delle istituzioni e chi invece si trova ad approfittare del sistema di distribuzione a pioggia di contributi, senza investire in tecnologie, materiali ecc».
IL MERCATO CAMBIA, BISOGNA ADEGUARSI - Dopo aver trattato il nodo di un'authority che debba ritrovare un compito di vigilare, di controllare la materia audiovisiva e non di portare avanti una politica industriale e politica – «A noi sembra opportuno rivedere le funzioni e i ruoli» –, il sottosegretario Giovannelli passa in rassegna il nodo del rilancio del nodo della creatività e della rete. È proprio attorno alla rete che si sviluppa l'attuale e futura idea di media, dunque bisogna che il governo ragioni sulla modernizzazione del proprio impianto audiovisivo. È necessario «favorire la logica del sistema Paese dall'industria della creatività alla logica dell'approccio alla rete lontano da quello che viviamo oggi. Oggi viviamo ancora una eco dentro di no delle nostre analisi della 'guerra dei 30 anni'». Ma oggi «il mercato è cambiato, ed è cambiato modo di fruire del prodotto, i device, i soggetti, come è cambiato l'atteggiameto del consumatore, che è oggi meno lineare e in grado di essere il protagonista del proprio palinsesto, che decide come e quando vedere cosa e attraverso quale tecnologa. Si sposta dal device tradizionale a quello innovativo, alla piattaforma innovativa». Bisogna dunque guardare alla nascita di nuove modalità che si adeguino alle evoluzioni in atto. Secondo Giacomelli è necessario che la Rai cambi linguaggio e si faccia «capace di essere un soggetto che sia traino e riferimento del settore, che è un comparto della creatività».
IL CITTADINO PRIMA DI TUTTO - «Un prodotto su cento riesce a superare i confini delle Alpi» e questo non rispecchia le capacità del nostro Paese. Quello a cui pensa il sottosegretario è una pena valorizzazione dei propri prodotti, facendo sì che siano questi i protagonisti delle nostre reti, veicolo attuale di altre culture. «Il modello degli Stati Uniti – secondo Giacomelli – deve integrarsi con il modello europeo. È giusto ragioanare sopra la governance di internet e trovare il modo di ristabilire tra gli odt, gli editori e broadcast un terreno di gioco comune». In conclusione, il sottosegretario accenna all'idea di «concetto di servizio universale», cioè servizio che si ritiene essenziale alla vita del singolo cittadino, un servizio che deve essere assicurato a tutti. Questo servizio è un adeguato accesso alla rete: «il punto di partenza deve essere il punto di vista del cittadino, dell'utente», secondo Giacomelli. Bisogna, dunque, «affrontare il cambiamento in atto non chiudendosi in nostalgia di tempo che non può tornare. Né immaginando barricate anacronistiche, ma pensare all'elaborazione di una strategia di sistema», altrimenti le altre culture avranno la meglio, «mentre noi perdiamo tempo ad invocare confini amministrativi o barriere doganali». La chiave di tutto per Giovannelli è il recupero della tecnologia, attraverso la banda ultralarga, «unica strategia per riportare l'talia nei consessi internazionali, con tutta la dignità che l'Italia merita».