5 giugno 2020
Aggiornato 08:30
La polizia locale scende in piazza e sfida Marino

I vigili urbani non ci stanno: «Devono dirci che poliziotti siamo»

Per la prima volta il 12 febbraio i vigili urbani scenderanno in piazza, in tutta Italia, per chiedere alle istituzioni modifiche normative e strutturali al corpo della Polizia Locale. A Roma si manifesta anche per l'episodio di assenteismo massiccio nella notte di Capodanno. A commentare è Marcello De Vito, il grillino che sfidò Marino nella corsa al Campidoglio.

ROMA - Succede per la prima volta: i vigili urbani scioperano, a livello nazionale, e sfilano in corteo, sulle stesse strade in cui lavorano quotidianamente, per protestare, per chiedere al Governo di apportare modifiche normative e strutturali al corpo della Polizia Locale. Luigi Marucci, presidente dell'Organizzazione Sindacale Polizie Locali (Ospol) spiega la necessità dei vigili di scendere in piazza, mercoledì 12 febbraio: «È la prima volta di uno sciopero nazionale della polizia locale e la nostra rivendicazione è quella di essere riconosciuti come corpo di polizia. Abbiamo chiesto e chiediamo ancora con forza un incontro con il governo, con il presidente del Consiglio Matteo Renzi per poter spiegare le nostre esigenze nonché le richieste di una categoria che aspira a far parte delle grande famiglia delle polizia civili del Paese».

COSA CHIEDONO I CASCHI BIANCHI - Le rivendicazioni dei caschi bianchi sono precise: un miglioramento alla legge della Polizia Locale 65/86, affinché questa diventi finalmente efficacie e attuale, in primis facendo riferimento alla delicata situazione internazionale seguita ai drammatici fatti di Parigi, situazione che vede anche l'Italia nel mirino di attacchi terroristici; i caschi bianchi chiedono, inoltre, il reintegro nel contratto di Diritto Pubblico, oltre alla richiesta del riconoscimento della professione usurante – cosa incomprensibilmente non prevista dalla normativa –; il codice di Procedura Penale, inoltre, secondo i vigili, andrebbe rivisitato con l'apporto di modifiche importanti e necessarie alle qualifiche dei caschi bianchi, che richiedo di ottenere anche l'attribuzione permanente delle qualifiche di polizia giudiziaria e pubblica sicurezza. Al centro delle proteste anche la questione del riconoscimento delle malattie professionali e la questione delicata delle nuove assunzioni.

VERSO NUOVE QUALIFICHE - Quello su cui insiste il presidente del sindacato dei caschi bianchi è, appunto, il riconoscimento di qualifiche da sempre negate alla di Polizia Locale, ovvero quelle di essere a tutti gli effetti un corpo di polizia: «E' da anni che ci battiamo perché gli uomini della Polizia Locale vengano riconosciuti come corpo di polizia e non come impiegati pubblici – spiega il presidente dell'Ospol –. Vogliamo gli stessi diritti e tutele delle altre forze dell'ordine del Paese. Abbiamo inviato una lettera al premier Renzi nella quale appunto spieghiamo quali sono le nostre esigenze, problematiche e chiediamo un incontro, speriamo che risponda al più presto». È inammissibile, infatti, a detta del sindacato, che i vigili urbani, pur svolgendo le stesse mansioni della Polizia di Stato e delle Forze dell'ordine, vengano riconosciuti come impiegati pubblici: «Pur indossando una divisa e avendo le stesse qualifiche di pubblica sicurezza e polizia giudiziaria, tanto che interveniamo per l'ordine pubblico di eventi sportivi e manifestazioni, noi abbiamo un contratto da amministrativi, da impiegati comunali mentre dovremmo poter lavorare con le stesse tutele contrattuali delle forze di polizia, con le stesse tutele assicurative e sanitarie».

POLIZIA DI SERIE B? - La situazione è divenuta insostenibile per i caschi bianchi che ora pretendono dalle istituzioni tutte di essere ascoltati. Quello che chiedono è di non essere declassificati e di essere valorizzati per le attività che svolgono quotidianamente per le strade italiane, correndo gli stessi rischi cui va incontro un poliziotto o un carabiniere: «Non vogliamo essere una 'polizia' di serie B – afferma Marcucci –, siamo esposti quotidianamente agli stessi rischi degli altri corpi abbiamo la divisa, ma non abbiamo quelle protezioni che hanno gli altri agenti: insomma vogliamo riconosciuti quei diritti e quelle tutele che hanno gli altri corpi di polizia con i quali lavoriamo al fianco ogni giorno, durante i grandi eventi, piazza San Pietro o lo stadio, e le emergenze in città, allagamenti, grandine, neve e quant'altro».

L'ASSENTEISMO DI SAN SILVESTRO A ROMA - La questione, poi, sulla Capitale assume un carattere più amaro, alla luce dei fatti accaduti la sera di San Silvestro, quando quattro vigili su cinque risultarono in malattia. La questione sollevò un polverone ingiustificabile, secondo il presidente del sindacato che difende i vigili urbani: «è una questione che è stata gestita, a mio parere, in maniera errata. C'è stata una carambola di numeri, secondo me ancora poco chiari, sui quali si è giocato in malo modo e alla fine sono 31 i vigili indagati e non accusati». Questione di numeri e straordinari ancora difficile da districare, nonostante da una parte si gridi al complotto e dall'altra ci si difenda strenuamente: «E' una questione di lana caprina – spiega Marcucci – nata sugli straordinari: i vigili che dovevano essere in servizio la notte di Capodanno, i cosiddetti ordinari, erano tutti in servizio, tutti al lavoro. La bagarre è nata sugli straordinari che sono su base volontaria, ma ribadisco che coloro che quella notte dovevano lavorare erano tutti rigorosamente al loro posto». Continua ancora il sindacato: «E poi ci hanno pressato talmente tanto per donare il sangue che non vedo quale sia il problema se i colleghi lo hanno donato e hanno usufruito del diritto del giorno di riposo o se altri si sono ammalati». «Non c'è stato nessun complotto ci sarebbe voluta e ci vorrebbe anche un poco di riservatezza», conclude il presidente dell'Ospol.

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