15 aprile 2021
Aggiornato 09:30
Per il governatore bisogna fare come già fanno Spagna e Francia

Zaia: «Il Veneto è un far-west, impieghiamo l'esercito»

Il presdidente ha lanciato l'allarme sicurezza per la sua Regione, invocando i militari per le strade. A fine anno però aveva detto: «Ascoltando le parole di alcuni Prefetti, per i veneti oggi sarebbe un gran giorno: scopriamo infatti che la delinquenza nei nostri territori è in calo, con la sola 'eccezione' dei furti in abitazione»

VENEZIA - «Anche oggi il triste bollettino della criminalità nel Veneto è lungo e preoccupante. Ora basta, di fronte al colpevole disinteresse del Governo, che guarda da lontano e non muove un dito, finiranno per aver ragione i cittadini che, sempre più numerosi, si organizzano per difendersi da sé. Ma siamo alla dichiarazione di resa dello Stato». Le parole sono del governatore del Veneto, Luca Zaia, che da alcuni giorni ha deciso di lanciare l'allarme sicurezza per la sua Regione, invocando i militari per le strade. Per Zaia «servono più uomini e più mezzi per le forze dell'ordine, finanziamenti straordinari per apparecchiature di controllo e di difesa, e se tutto ciò non basta si impieghi l'Esercito». Secondo il presidente veneto infatti, «la situazione è eccezionalmente grave e richiede risposte eccezionali».

ZAIA, PERCHE' SERVE L'ESERCITO - L'esponente del Carroccio, per avvalorare le sue posizioni, ha ricordato recenti fatti di cronaca accaduti su tutto il territorio di sua competenza. «Dalla lettura dei quotidiani - ha detto il 19 gennaio - appare evidente a che punto siamo. Oggi ad esempio è toccato ai residenti di Villa d'Adige in provincia di Rovigo a fare i conti con questi predoni che hanno svaligiato diverse abitazioni. A Ceneselli, mentre i dipendenti erano in pausa pranzo, i ladri hanno fatto man bassa in un'azienda di salumi. A Padova un cittadino è stato rapinato di cellulare e anelli da un nordafricano. A Cornedo nel vicentino un negoziante è stato preso di mira per la quarta volta dai ladri». Due giorni dopo Zaia è tornato alla carica con notizie più fresche: «A Padova - ha ricordato - 6 pagine di un quotidiano locale sono dedicate a quello che viene definito 'assedio criminale' con colpi in banca, negozi, case e slot, con il terrore di un bar a Cornegliana dove banditi armati hanno tenuto in ostaggio cinque clienti e con la gente che chiede di difendersi da sola e di avere la pistola in casa. A Montegalda, in provincia di Vicenza, rapinatori in banca minacciano un cliente con un taglierino, ma il colmo si tocca a Romano, dove tre ventenni di origine nordafricana prima picchiano un tabaccaio; presi e portati in caserma dai carabinieri tornano in libertà, e subito dopo puntano un negozio per rubare capi d'abbigliamento». Insomma, per il governatore la situazione è da «far-west» e i colpevoli, se identificati, sono sempre «nordafricani». La ricetta del presidente per arginare questo tipo di reati, è, come già detto, schierare i soldati. Il governatore ha ricordato: «Altri Paesi, come la Francia o la Spagna, utilizzano l'esercito per un controllo più capillare ed efficace del territorio. Da noi l'esercito se ne sta nelle caserme o viene impegnato in missioni all'estero che mettono solo a rischio la vita dei nostri soldati».

MA LA DELINQUENZA E' IN CALO - A voler cercare dati sull'attività criminale in Veneto però, il sistema statistico regionale non è di aiuto. Le tabelle su «delitti e detenuti» sono ferme al 2012, così come il documento dedicato proprio al tema sicurezza «Difendersi dalla paura», che porta la data del luglio di 3 anni fa. Lo stesso Zaia ha dovuto ammettere, il 31 dicembre 2014 che «ascoltando le parole di alcuni Prefetti, per i veneti oggi sarebbe un gran giorno: scopriamo infatti che la delinquenza nei nostri territori è in calo, con la sola ‘eccezione’ dei furti in abitazione. E scopriamo sempre con sollievo che dei 6.000 profughi transitati per il Veneto nel 2014 neppure uno si sarebbe macchiato di reati. Territori sicuri, profughi immacolati, delinquenza al minimo». Quello che è certo poi, è che dei 53,243 profughi accolti sul territorio nel 2014, il Veneto ne ha ospitati il 2% del totale come ha riportato il ministero dell'Interno. Al governatore non deve essere sfuggito che dal 5 gennaio di quest'anno il governo ha deciso di ridurre i militari che sono già impiegati in servizio di pattugliamento del territorio. L'operazione «Strade sicure», lanciata nel 2008, ha visto una riduzione di un quarto degli effettivi in mimetica, con il disimpegno di 1250 militari sui 4250 iniziali. Per dirla tutta poi, Renzi ha riportato al numero di 3mila unità il dispositivo, come inizialmente previsto. Tutto questo per risparmiare è stata la motivazione data dall'esecutivo. Bisogna ricordare però che i sindacati di polizia hanno da sempre contestato l'impiego di personale addestrato per i conflitti armati in attività di ordine pubblico, e anche il contributo degli uomini e delle donne in stelletta, in termini di arresti, è stato di poco rilievo.

I REATI DIMENTICATI DA ZAIA - Leggendo la cronaca locale, la situazione «eccezionalmente grave» citando il governatore non ha trovato risalto sulle pagine dei quotidiani nazionali, è apparsa però una fotografia del territorio diversa. Le forze dell'ordine ci sono e lavorano bene. Così come è innegabile che siano commessi reati in Veneto, da italiani e stranieri, come nel resto del Paese. Zaia non ha citato il fatto che dopo un anno di indagini la polizia di Stato ha sgominato una banda specializzata in assalti alle banche a mano armata. Sono stati arrestati tre pregiudicati, tutti di origini venete. Così come non ha parlato del 52enne residente a Piove di Sacco che ha accoltellato la sua ex, la quale già da tempo aveva dovuto trasferirsi a casa del fratello, proprio per sfuggire alle persecuzioni dell'uomo con cui era stata sposata. Anche dei due italiani dediti allo spaccio di droga, uno a Trevigiano, l'altro a Rovigo, nessun accenno. Come nemmeno una parola è arrivata sul 18enne padovano, che avrebbe violentato una bimba di 12 anni. Sicuramente tutti fatti che troveremo riportati nel prossimo «bollettino di guerra» che ci arriverà dal Veneto.