21 ottobre 2019
Aggiornato 22:00
L'interrogazione firmata da Giorgia Meloni, con La Russa e Rampelli

Limbiate (MB) pagherà l'incapacità dell'Italia nel gestire l'emergenza immigrazione

Voci sempre più insistenti parlano dell'apertura di un nuovo centro di smistamento profughi a Limbiate (provincia di Monza e Brianza). Per Giorgia Meloni e gli altri interroganti, il piccolo Comune (insieme a molti altri nel Paese) pagherà le spese dell'incapacità dello Stato centrale di gestire i flussi migratori, e di tutelare l'equilibrio sociale delle nostre città

ROMA -  Rimane un argomento caldo, quello dell'immigrazione, che divide la politica e gli stessi cittadini tra i sostenitori di una linea più «dura» nei confronti dei flussi clandestini, e i fautori, invece, di una revisione legislativa che ne favorisca la messa in regola. Un argomento che interpella questioni delicatissime, che vanno dalla difesa dei diritti umani e della dignità di ogni uomo - e anche di chi fugge dal proprio Paese in cerca di un destino migliore -, all'esigenza di salvaguardare il benessere dei cittadini autoctoni e l'equilibrio sociale delle nostre città. Rappresentativa di tali complesse problematiche può considerarsi l'interrogazione parlamentare che venerdì scorso Giorgia Meloni ha firmato insieme a La Russa e Rampelli, e che riguardava il cosiddetto «centro di smistamento profughi» «in località Mombello di Limbiate (Mb), nell'area della ex Verniciatura di proprietà della provincia di Monza e Brianza».

OSPITERÀ AL MASSIMO 10-12 PROFUGHI ALLA SETTIMANA - In realtà, si tratta per ora soltanto di voci non confermate, che parlano dell'intenzione, da parte delle istituzioni preposte, di aprire a Limbiate un centro di smistamento per richiedenti asilo: «il sindaco di Limbiate e l'amministrazione comunale non hanno risposto alle interrogazioni poste dai consiglieri di minoranza, e tuttora non spiegano alla cittadinanza entità e natura dell'intervento, e anche il presidente della provincia di Monza e Brianza, all'uopo interrogato, ha fornito versioni vaghe e discordanti». A seguito di una lettera inviata da Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale che chiedeva chiarimenti, il primo cittadino di Limbiate ha dichiarato che «su richiesta del Comune di Limbiate i profughi non saranno più di 10-12 alla settimana» e che «rimarranno nella struttura il tempo necessario al disbrigo delle pratiche per poi essere smistati in altri centri»; sembra, inoltre, che il centro sarà operativo soltanto per alcuni mesi.

ITALIA INCAPACE DI GESTIRE EMERGENZA IMMIGRAZIONE - La principale preoccupazione degli interroganti, dopo i fatti di Tor Sapienza e sulla scia del crescente timore di infiltrazioni fondamentaliste, è quella di tutelare la sicurezza dei cittadini italiani e l'equilibrio sociale dei nostri Comuni: «l'emergenza immigrazione, in particola dall'inizio dell'operazione Mare nostrum, è stata gestita secondo gli interroganti con approssimazione, scaricando sui territori l'incapacità gestionale dello Stato centrale". Per queste ragioni, gli esponenti di Fratelli d'Italia richiedono al Ministro dell'Interno numerose delucidazioni in merito: «se corrispondano al vero le notizie di cui in premessa, o se sia comunque prevista l'istituzione di un centro per lo smistamento dei profughi nella zona; quante persone saranno ospitate nel centro e per quanto tempo, quale sarà il loro status giuridico, dove saranno inviate queste persone al termine del periodo di soggiorno nel Centro di smistamento, se le persone in arrivo saranno già state sottoposte alle procedure di identificazione e agli opportuni controlli sanitari, quali sarebbero i costi a carico della collettività e da quali enti verranno sostenuti, con quali procedure sarà selezionato il soggetto gestore del centro, e se sia possibile chiedere che tale operatore renda pubblici i bilanci e relazioni periodicamente sull'attività svolta, e, infine, quali misure di sicurezza verranno adottate per limitare l'eventuale impatto negativo di questa struttura sui territori». Preoccupazioni di certo lecite, che mettono anche in luce, però, quanto il nostro Paese risulti incapace di salvaguardare il benessere sociale e di combattere paura e diffidenza attraverso politiche proattive di integrazione e conoscenza reciproca.