31 marzo 2020
Aggiornato 09:00
Pisicchio (Cd) propone di abolire i 18 mesi di praticantato

Vuoi fare il giornalista? Prima la laurea

Cambiamenti in vista per gli aspiranti giornalisti: si accederà all'albo a seguito di una laurea triennale, seguito da un biennio di specializzazione riconosciuto dall'Ordine. Per diventare pubblicista, basterà la frequenza di corsi formativi di almeno 45 ore e un colloquio. E delle querele, si occuperà un giurì

ROMA - Per diventare giornalista professionista bisognerà necessariamente avere una laurea triennale e frequentare un biennio di specializzazione (laurea magistrale in giornalismo, master riconosciuto dall'Ordine o scuola di giornalismo). Il praticantato di 18 mesi presso una redazione non esisterà più. All'esame si accederà unicamente attraverso il percorso universitario. Lo prevede la proposta di legge sulla professione giornalistica presentata da Pino Pisicchio (Cd), presidente del gruppo Misto alla Camera. «Ne sento la necessità essendo anche io giornalista professionista», ha spiegato Pisicchio in una conferenza stampa a Montecitorio durante la quale sono state illustrate le novità di un testo che modifica la legge istitutiva dell'Ordine dei giornalisti che quest'anno ha compiuto 51 anni. Oltre alla modifica dei requisiti di accesso all'esame da giornalista, queste le principali novità:

STATUS DI PUBBLICISTA - Oggi per l'accesso all'albo dei pubblicisti non è prevista alcuna prova ma solo una certificazione di un certo numero di articoli pubblicati. Con la nuova legge l'iscrizione all'albo sarà subordinata all'effettuazione di un colloquio presso l'ordine o dalla frequenza di corsi formativi di almeno 45 ore organizzati sempre dall'ordine.

COMPOSIZIONE DEL CONSIGLIO DELL'ORDINE DEI GIORNALISTI - Il testo Pisicchio prevede il quasi-dimezzamento dei componenti del consiglio nazionale dell'ordine. Si passa dai 130 attuali a 70 consiglieri di cui 45 professionisti e 25 pubblicisti.

GIURI' PER LA CORRETTEZZA DELL'INFORMAZIONE - E' istituito presso ogni distretto di corte d'appello il giurì per la correttezza dell'informazione composto da cinque membri, due nominati dall'Agcom, due dall'ordine dei giornalisti e uno, il presidente, tra i magistrati delle corti di appello. Avrà il compito di conciliare i conflitti tra giornalisti e utenti per contenere il numero delle querele temerarie e alleggerire i tribunali.

FORMAZIONE CONTINUA - L'aggiornamento della competenza professionale deve essere senza fine di lucro o commerciale. Sono previste esenzioni per i giornalisti sospesi, per quelli iscritti da più di venti anni all'Albo, per gli over 60, per i parlamentari o per gli eletti nei consigli dell'Ordine o di categoria. Potranno essere inflitte sanzioni dall'avvertimento alla censura in caso di inadempimento.

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