20 gennaio 2021
Aggiornato 00:30
Partiti

Torna Fare per fermare il declino (con un comunicato)

Sarà affidato ad un Comitato di transizione l'incarico di definire il ruolo del partito per i prossimi anni. L'obiettivo è «trovare la matrice unitaria e comune del centro-destra italiano in senso di discontinuità con la vecchia politica»

ROMA - Bisogna «trovare la matrice unitaria e comune del centro-destra italiano in senso di discontinuità con la vecchia politica» e «Fare per Fermare il Declino è il soggetto ideale a tal fine, essendo un'ottima fucina d'idee non compromessa con il potere presente e passato (a differenza degli altri attori dell'attuale centro-destra)». È quanto si legge nella nota di Fare per Fermare il declino.

IMPEDIRE 20 ANNI DI RENZISMO - «Fare, quindi - prosegue il comunicato - non come strumento di costruzione di alleanze che comporranno la nuova destra italiana, ma come veicolo per l'individuazione alla matrice culturale della nuova politica di questa parte. Matrice di cui l'Italia ha bisogno oggi più che mai per riparare i danni di vent'anni di berlusconismo e per non consegnare il Paese a vent'anni di ulteriori errori della nascente sinistra social-democristiana di Matteo Renzi».

UN COMITATO PER DEFINIRE PARTITO - «L'assemblea nazionale di Fare per Fermare il Declino - spiegano - dopo aver esaminato il risultato delle elezioni europee e amministrative 2014 e aver preso atto del mutato quadro politico di riferimento conseguente ha deciso di affidare ad un Comitato di transizione l'incarico di definire il ruolo del partito per i prossimi anni. Il Comitato, composto da Mario Biral, Alessandro Da Re, Paolo Marson, Claudio Morandin e Corrado Rabbia, ha il compito, quindi, non solo di preparare il congresso del partito che si dovrebbe svolgere entro la fine dell'anno, ma deve soprattutto, affinare le proposte di revisione della linea politica e della funzione di Fare per Fermare il Declino da sottoporre alla disamina dell'indicendo congresso».

SPAZI DI AZIONE SONO CONTRATTI - «Questo lavoro - si legge nella nota - deve svolgersi nella consapevolezza che gli spazi politici a disposizione per la radicale riforma dello Stato si sono contratti e alterati ad esito dei risultati predetti e per effetto dei fenomeni che sono venuti emergendo nell'ultimo anno. Ovvero - conclude - una riduzione di questo spazio politico conseguente all'affermarsi dello pseudo riformismo social-democratico proposto da Matteo Renzi e delle forze disgreganti che sono rese palesi dall'area conquistata dal Movimento 5 Stelle e dall'astensionismo. Dall'altro lato, di una modifica dell'area di manovra politica resa evidente dall'avvio ormai evidente del disfacimento del blocco di consenso che è rimasto coagulato, in questo ventennio, attorno alla figura di Silvio Berlusconi e per l'emergere di svariati tentativi di rivendicare la successione nella leadership in quest'area».