16 dicembre 2019
Aggiornato 02:30
Elezioni amministrative

Il Pd conquista quasi tutti i ballottaggi, ma incassa qualche bruciante sconfitta

Passa da otto a dieci sindaci nei comuni capoluogo in lizza ieri, prende qualche decina di comuni minori in più ma riceve qualche sonora bastonata. I casi più significativi a Padova (dove vince il leghista Massimo Bitonci), Perugia, con l'affermazione del candidato di centrodestra Andrea Romizi e soprattutto a Livorno, dove ha vinto Filippo Nogarin del Movimento 5 stelle

ROMA - Dopo il trionfo alle europee, la frenata senza il traino della campagna politica centrata sul suo leader Matteo Renzi: i ballottaggi delle elezioni amministrative confermano il ruolo del Partito democratico come prima forza politica nazionale, ma riservano anche amare sorprese agli uomini di Matteo Renzi. Passa da otto a dieci sindaci nei comuni capoluogo in lizza ieri, conquista qualche decina di comuni minori in più, ma incassa anche sconfitte dure.

LE SCONFITTE DEL PD - I casi più significativi a Padova (dove vince il leghista Massimo Bitonci col 53,5%), Perugia, con l'affermazione del candidato di centrodestra Andrea Romizi (58%) nel cuore dell'Umbria rossa e soprattutto a Livorno, città simbolo per la storia della sinistra, dove il nuovo sindaco con il 53,1% è Filippo Nogarin del Movimento 5 stelle, protagonista di una clamorosa rimonta visto che al primo turno era staccato di venti punti.

LE VITTORIE DEI DEM - Il Partito democratico si impone dappertutto in Piemonte, sulla scia della vittoria di Sergio Chiamparino alle regionali, e nel resto d'Italia conquista o conserva molti comuni importanti: Bari con Antonio Decaro che non rischia nulla con il 65,4%; Modena, dove Gian Carlo Muzzarelli surclassa (63 a 36%) il rivale M5S; Bergamo dove si impone il manager televisivo ed ex spin doctor della Leopolda Giorgio Gori; Pescara, con il successo largo di Marco Alessandrini, 66,34% contro uno sfidante di centrodestra e Pavia, dove Massimo Depaoli, con il 53,13%, scalza il sindaco uscente di centrodestra Alessandro Cattaneo, noto in passato come animatore del movimento dei «formattatori» del Pdl, contestatori della nomenclatura berlusconiana.

LA DESTRA PERDE 40 CITTA' - Il centrodestra, che perde una quarantina di città e conferma la sua crisi, a sorpresa si impone, oltre che a Perugia, nella rossa Riccione con Renata Tosi (53,39%) e a Potenza, con la spettacolare rimonta di Dario De Luca (58,54%) in una coalizione guidata da Fratelli d'Italia. Al primo turno De Luca aveva superato il candidato rivale di Forza Italia ma si era fermato al 16,79% contro il 47,82 di Luigi Petrone, candidato del centrosinistra tradito però dai suoi sostenitori: 20mila voti al primo turno, poco più di 11mila al secondo turno e vittoria sfumata. Centrodestra vittorioso anche a Urbino, con una coalizione civica (già annunciato Vittorio Sgarbi assessore «alla rivoluzione») guidata da Maurizio Gambini, che si impone col 56,10% sulla candidata del centrosinistra Maria Clara Muci. Anche se non passa a Fano, Modena e in altri ballottaggi nei quali era impegnato, il Movimento 5 stelle dimostra di essere tutt'altro che finito con la conquista di Livorno (dove in funzione anti-Pd ha raccolto voti trasversali dalla destra ma anche dalla sinistra «radicale») e di un'altra città importante come Civitavecchia, nel Lazio, dove il sindaco sarà Antonio Cozzolino, che ha lasciato al palo il potente democratico Pietro Tidei, due volte deputato e tre volte sindaco della città portuale. Si è votato ieri fino alle 23 in 148 comuni chiamati al ballottaggio, per 139 di questi il ministero dell'Interno ha gestito direttamente i dati.

RIMANE LA SICILIA - Solo in Sicilia si può ancora votare nella giornata di lunedì 9 dalle ore 7 alle ore 15. L'affluenza definitiva, secondo i dati del Ministero dell'Interno, è stata del 49,50 per cento. Al primo turno aveva votato il 70,61 per cento degli aventi diritto.