Corruzione in Europa, Italia al primo posto
Il suo costo ammonta a 120 miliardi di euro, secondo quanto anticipato dal Commissario Malmstrom. Molto duro il commento della Commissione sull'Italia, dove non solo il fenomeno è dilagante ma soprattutto la normativa, anche la più recente, lascia irrisolti diversi problemi
BRUXELLES - E' stato presentato oggi a Bruxelles dal Commissario agli affari interni, Cecilia Malmstrom, il primo rapporto sulla corruzione nell'Unione europea e i risultati «tolgono il fiato»: il suo costo ammonta a 120 miliardi di euro, secondo quanto anticipato da Malmstrom sul quotidiano svedese Goeteborgs-Posten. Molto duro il commento della Commissione sull'Italia, dove non solo il fenomeno è dilagante ma soprattutto la normativa, anche la più recente, lascia irrisolti diversi problemi.
La Commissione ha studiato il fenomeno della corruzione in tutti i 28 paesi membri: «L'estensione del problema è da mozzafiato, anche se la Svezia è uno dei paesi che pone meno problemi», ha spiegato Malmstrom, spiegando che la corruzione erode la fiducia nella democrazia e drena risorse all'economia legale.
La colpa ricade più sui governi nazionali che sulle istituzioni europee, secondo il commissario. L'Ue dispone di un'agenzia anti-frode, Olaf, che, oltre ad avere risorse ristrette, si limita ad indagare sulle frodi che danneggiano il bilancio europea.
In alcuni paesi la massima vulnerabilità è nelle procedure riguardanti gli appalti pubblici, in altri il sistema di finanziamento dei partiti, in altri le strutture amministrative locali, in altri ancora il sistema sanitario.
LEGAMI POLITICA - CRIMINALITÀ - «In Italia i legami tra politici, criminalità organizzata e imprese e lo scarso livello di integrità dei titolari di cariche elettive e di governo sono oggi tra gli aspetti più preoccupanti, come testimonia l'elevato numero di indagini per casi di corruzione, tanto a livello nazionale che regionale».
Secondo il rapporto «è soprattutto la corruzione diffusa nella sfera sociale, economica e politica ad attrarre i gruppi criminali organizzati e non già la criminalità organizzata a causare la corruzione». Per l'esecutivo comunitario «è degno di nota il caso di un parlamentare indagato per collusione con il clan camorristico dei Casalesi». Si tratta, anche se non si fanno di nomi, di Nicola Cosentino. Nel suo caso, prosegue il rapporto, «il clan ne avrebbe finanziato la campagna elettorale in cambio di influenze politiche a livello nazionale, soprattutto per il riciclaggio di rifiuti tossici». In quel caso, si sottolinea, «il parlamento ha rifiutato ben due volte l'autorizzazione a procedere nei sui confronti, impedendone la carcerazione preventiva».