18 giugno 2024
Aggiornato 02:00
Percorsi abilitanti speciali

Scuola, manifestazione il 4 febbraio contro i PAS

La mobilitazione è stata convocata dal Coordinamento studenti di Scienze della Formazione Primaria che in un comunicato come in questo modo intende difendere i diritti degli studenti universitari, ma anche quelli degli allievi delle scuole dell'infanzia e primaria

ROMA - Martedì 4 febbraio si svolgerà a Roma una manifestazione degli studenti delle facoltà di Scienze della Formazione Primaria di tutta Italia contro l'attivazione dei Pas, i cosiddetti percorsi abilitanti speciali. La mobilitazione è stata convocata dal Coordinamento studenti di Scienze della Formazione Primaria che in un comunicato come in questo modo intende difendere i diritti degli studenti universitari, ma anche quelli degli allievi delle scuole dell'infanzia e primaria (e dei loro genitori): «il diritto ad una formazione adeguata, efficace, al passo coi tempi. Una formazione che non può più essere attuata con 'paginette', tabelline a memoria, fotocopie da colorare. Una formazione che può essere assicurata solo da insegnanti in possesso di specifiche competenze professionali».

Il percorso universitario di «Scienze della Formazione Primaria» (SFP), che prevede una selezione iniziale, ha una durata di cinque anni (30 esami oltre 300 ore di laboratorio, 600 ore di tirocinio in classe al fianco dei docenti, 100 ore di laboratorio di lingua inglese per conseguire il livello B2) e prevede l'abilitazione all'insegnamento nella scuola primaria e dell'infanzia. Con questo corso universitario (nato nel 1998 con durata quadriennale e sostituito, dal 2011, dal nuovo percorso quinquennale) si erano fatti grandi passi avanti: finalmente la scuola selezionava e formava personale con solide basi metodologiche e psicopedagogiche.

Eppure - si spiega - questi studenti subiscono da anni le ingiustizie di un sistema non meritocratico.
Infatti, gli studenti di Scienze della Formazione Primaria immatricolati dal 2008/2009 non hanno più diritto ad essere inseriti nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE). Nonostante le graduatorie ad esaurimento siano state chiuse, il vecchio percorso quadriennale ha continuato ad immatricolare e selezionare studenti fino al 2010.

Ora, man mano che questi laureati si affacciano al mondo della scuola, l'unica strada da intraprendere è l'inserimento nelle graduatorie di II fascia d'Istituto per le supplenze, a patto che queste graduatorie siano riaperte (per il 2014 è prevista una «finestra» la prossima primavera). Ad oggi, pur se laureati e abilitati questi molti «insegnanti» non sono in nessuna graduatoria e nel frattempo vengono chiamate persone non abilitate per le supplenze. E oggi, oltre al danno, la beffa: i PAS.

I I percorsi abilitanti speciali (PAS) sono corsi senza selezione e della brevissima durata (circa 5-8 mesi) il cui unico requisito di ammissione è dato dall'aver maturato almeno 540 giorni di servizio nel sistema scolastico nazionale nelle scuole statali e non statali. Questi «nuovi abilitati con i PAS» possono inserirsi in II fascia d'Istituto per le supplenze proprio come gli studenti SFP con una differenza: il riconoscimento degli anni di servizio maturati senza abilitazione all'insegnamento.

Cosa resta a tutti gli studenti prossimi alla laurea e ai neolaureati? Solo un profondo senso di rassegnazione e la certezza di aver sbagliato le proprie scelte. Meglio: di averle sbagliate perché sono cambiate le regole del gioco in corsa, senza preavviso, senza alcuna considerazione di carattere pedagogico e scientifico. Non è un caso, infatti, che tutte le università sede dei corsi di laurea di Formazione Primaria (sono 25, in Italia), sono contrarie ad attivare questi PAS.
Dal MIUR si è fatto sapere che i PAS saranno comunque attivati; la decisione spetterà alle singole Regioni (agli Uffici Scolastici Regionali) che potranno, stante così le cose, autorizzare anche le università telematiche non statali: quest'ultima proposta è da ritenersi ulteriormente «riduttiva» per un corso di abilitazione già così breve.

Se, per una volta, si spostasse l'attenzione dal «bisogno di lavorare», al «bisogno formativo dei bambini» e alla qualità delle competenze teorico-pratiche necessarie, allora non si potrebbe far altro che valorizzare un percorso formativo come SFP che affronta le problematiche dell'insegnamento-apprendimento unendo teoria e pratica didattica in un percorso, con una preselezione nazionale in ingresso, di 5 anni.