16 ottobre 2019
Aggiornato 22:00
Politica & Sanità

Campania, arrestato il consigliere regionale Angelo Polverino

Manette ai polsi di alcuni dirigenti dell'Asl di Caserta, di imprenditori e del politico in quota Pdl. I reati contestati sono concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso, abuso di ufficio e turbata libertà degli incanti, avvalendosi del metodo mafioso e per agevolare i clan Belforte di Maricianise e dei Casalesi, nonché corruzione

CASERTA - Il consigliere della Regione Campania in quota Popolo della libertà (Pdl) Angelo Polverino, alcuni dirigenti dell'Asl di Caserta e degli imprenditori sono stati arrestati nell'ambito di una indagine della Procura antimafia di Napoli. I reati contestati sono concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso, abuso di ufficio e turbata libertà degli incanti, avvalendosi del metodo mafioso e per agevolare i clan Belforte di Maricianise e dei Casalesi, nonché corruzione.

LE AZIENDE VICINO ALLA CAMORRA - L'attività investigativa ha permesso di raccogliere una serie di indizi nei confronti degli indagati su un giro di affari milionario scaturito dall'illecita aggiudicazione di gare di appalto per la gestione di servizi di pulizie nelle strutture sanitarie locali. In particolare i comportamenti illeciti hanno riguardato l'affidamento, senza una regolare gara di appalto, del servizio di pulizie ad una azienda che - si legge in una nota del procuratore aggiunto Francesco Greco - si ritiene vicina ai Belforte e l'arbitraria proroga per ulteriori tre anni del contratto. Proroga avvenuta un anno e mezzo prima della naturale scadenza del contratto. Quando poi la stessa ditta è stata raggiunta da una interdittiva antimafia l'incarico è stato revocato soltanto sei mesi dopo dalla comunicazione del provvedimento restrittivo.
Successivamente, a seguito della revoca, l'appalto è passato, per i successivi tre anni, ad una ditta riconducibile, secondo la ricostruzione accusatoria, al clan dei Casalesi. Alla scadenza di quest'ultimo appalto, l'imprenditore della prima azienda, ritenuto vicino ai Belforte, avrebbe tentato in ogni modo di aggiudicarsi nuovamente la nuova gara, utilizzando una ditta con sede nel nord d'Italia, ma sempre a lui riconducibile.

FORTE INGERENZA DI POLITICI - Il presidente della commissione per l'aggiudicazione della gara sarebbe stato minacciato con delle armi per favorire la ditta in questione. Intimorito dalle minacce ha denunciato quanto accaduto in maniera, però, evasiva. Contemporaneamente, secondo l'ipotesi accusatoria, si sarebbe poi accordato con la ditta vicina ai Casalesi per fare in modo che la gara fosse aggiudicata a loro. Per gli inquirenti nel corso degli accertamenti è emersa «una forte ingerenza dei politici nell'amministrazione degli appalti pubblici, concretizzatasi nel segnalare ai dirigenti Asl, da loro stessi nominati, le ditte a cui far aggiudicare le gare».