13 novembre 2019
Aggiornato 20:00
Esposto con prove documentali e riscontri

Di Pietro denuncia dossieraggio personalità pubblica

Lo ha reso pubblico Antonio Di Pietro, in un'intervista esclusiva di Riccardo Bocca pubblicata domani dal settimanale «l'Espresso», annunciando la sua clamorosa iniziativa

ROMA - «Ho consegnato a vari uffici giudiziari, tra i quali l'antimafia, documenti, riscontri e prove dell'esistenza di strutture criminali che hanno il compito di costruire dossieraggi su personalità istituzionali e pubbliche in generale. Me compreso». Lo ha reso pubblico Antonio Di Pietro, in un'intervista esclusiva di Riccardo Bocca pubblicata domani dal settimanale «l'Espresso», annunciando la sua clamorosa iniziativa.

«Esistono», dice l'ex pm di Mani Pulite ed ex leader dell'Idv, «organizzazioni che hanno agito e agiscono con una duplice strategia: vendere dossier al miglior offerente, oppure svolgere trattative con i diretti interessati». Un magma frequentato anche da personaggi «prossimi ai servizi segreti», anche se al momento Di Pietro non fa nomi e cognomi «in attesa che la magistratura svolga i riscontri». Se «la matassa verrà dipanata», assicura, «potremo riscrivere la storia politico-giudiziaria italiana, dall'avvio di Tangentopoli fino a questo luglio 2013».

Dopodiché, l'uomo simbolo di Tangentopoli ripercorre con retroscena inediti i passaggi chiave della sua vita e carriera dal 6 dicembre 1994, quando si è tolto per l'ultima volta la toga. Parlando di Bettino Craxi, ad esempio, dice «continuo a considerarlo un cinico. O meglio: un uomo che, da politico, si è fatto i cazzi suoi. Non sono io a sostenerlo, ma le risultanze processuali».

Racconta pure, Di Pietro, di aver scritto a quattro mani con Gianroberto Casaleggio la famosa pagina che acquistò nel 2009 su «Herald Tribune» titolata «Democracy is in danger in Italy», annuncia di aver preparato una causa civile contro «Report» e Milena Gabanelli, «con la quale non ce l'ho personalmente», e interpreta così la debacle dell'Idv: «Ho commesso due errori strategici, che in ogni caso rifarei. Il primo è non avere appoggiato il governo di Mario Monti, un ragioniere che ha fatto pagare il conto ai più deboli e onesti. E il secondo, non avere taciuto sull'arroganza con cui l'ufficio di presidenza della Repubblica ha gestito il caso della trattativa Stato-mafia. È da questo uno-due», sostiene Di Pietro, «che sono partiti la defenestrazione e l'isolamento dell'Idv dalle istituzioni».