21 agosto 2019
Aggiornato 20:30
A vent'anni dalla guerra

Sarajevo città della pace con Sant'Egidio

«Le religioni non sacralizzano la guerra anche se questo è avvenuto in passato» ha detto il Ministro Riccardi. Sottolineando come «solo la pace è santa, non la guerra»

SARAJEVO - Nel ventennale dell'inizio della guerra fratricida che afflisse la Bosnia tra il 1992 e il 1995, Sarajevo diventa per tre giorni capitale del dialogo tra le religioni del mondo, grazie al meeting annuale organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio, intitolato quest'anno «Vivere insieme è il futuro». E «il futuro è nell'Unione europea, Non bisogna cercare la pace altrove. La storia ci ha insegnato questa terribile lezione» ha detto il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy. Intervenuto ieri nella sessione di apertura dei lavori al fianco del premier italiano Mario Monti e del ministro della Cooperazione internazionale e dell'integrazione, Andrea Riccardi, dei presidenti della Repubblica di Bosnia, Croazia e Montenegro e delle alte cariche religiose cattoliche, ebraiche, musulmane e ortodosse.

Il gran muftì di Bosnia e Erzegovina, Mustafa Ceric, ha consegnato a Oded Wiener, direttore generale del Gran rabbinato d'Israele, una copia della Haggadah di Sarajevo, manoscritto ebraico tra i più preziosi al mondo (il suo valore è stimato in 1,2 miliardi di euro) e confezionato in Spagna nel 14mo secolo dalla comunità sefardita. Il libro approda prima a Venezia, dove un prete cattolico lo salva dall'Inquisizione. Poi, nel 1890, arriva nei Balcani, dove per ben due volte, due musulmani, lo salvano prima da nazisti, poi dalle bombe degli anni '90. L'altro evento fortemente simbolico del meeting di Sant'Egidio è stato l'arrivo del Patriarca Irinej a Sarajevo, la prima volta per un capo della chiesa serba dalla fine della guerra.

Tutti segnali che dimostrano come «le religioni non sacralizzano la guerra (....) anche se questo è avvenuto in passato» ha detto il ministro Riccardi. Sottolineando come «solo la pace è santa, non la guerra».