28 gennaio 2023
Aggiornato 19:30
Elezioni Amministrative 2012 | I commenti

La Chiesa bacchetta i partiti

Il giudizio sui partiti è unanimemente severo, così come unanime è la tendenza a relativizzare l'allarme sull'astensionismo o sul voto di protesta. Ma il giorno dopo le elezioni amministrative le diverse anime della Chiesa cattolica danno un giudizio divergente sul ruolo svolto dal Governo di Mario Monti

CITTÀ DEL VATICANO - Il giudizio sui partiti è unanimemente severo, così come unanime è la tendenza a relativizzare l'allarme sull'astensionismo o sul voto di protesta. Ma il giorno dopo le elezioni amministrative le diverse anime della Chiesa cattolica danno un giudizio divergente sul ruolo svolto dal Governo di Mario Monti.
Mentre i maggiorenti cattolici preferiscono per lo più tacere, a fotografare due situazioni diverse sono, innanzitutto, l'Avvenire e l'Osservatore romano. Il quotidiano della Cei affida al direttore Marco Tarquinio un editoriale che non fa sconti alle formazioni politiche. L'analisi è poco tenera per Pdl e la Lega, ma anche Udc e Terzo polo, Pd, Di Pietro, Vendola. Anche la performance di Beppe Grillo è stata «meno esplosiva» delle sue dichiarazioni.

In casa Cei, anche il Sir (Servizio di informazione religiosa) pubblica una nota nella quale Francesco Bonini esprime idee simili a quelle del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, quando sottolinea che il voto di protesta è stato «contenuto» (ma - aggiunge - «i cittadini attendono con impazienza» l'approvazione delle misure calendarizzate «di sgonfiamento della politica», dal finanziamento ai partiti alla riforma elettorale). Dopo il de prufundis per i partiti, che «spesso finiscono in polvere», Avvenire associa però l'azione di Governo ad un giudizio severo. «A scanso di equivoci - precisa Tarquinio - diciamo subito che non vediamo nuovi problemi per il governo in carica», ma «questo voto indirizza anche al premier e ai suoi ministri un monito (che il Paese è sotto stress non è però una scoperta), ma soprattutto li conferma nell'inevitabile compito di piloti della nave Italia lontano dagli scogli di uno choc alla greca e di co-ispiratori di una possibile e necessaria correzione di rotta, oltre il mero rigorismo, dell'Unione Europea».

Su questo punto l'Osservatore romano fa una diagnosi ben diversa. La «insoddisfazione» espressa dall'elettorato non è determinata tanto dalla «severità» delle misure del Governo ma «dal giudizio sull'intero sistema politico e sulla mancanza di nuovi progetti per il Paese». In una nota politica affidata a Marco Bellizi, anzi, il giornale vaticano fa un elogio di Palazzo Chigi che fa trasparire una non nuova diversità di sensibilità tra la segreteria di Stato vaticana e la Conferenza episcopale italiana. «Il Governo tecnico sembra essere riuscito a opporre una cortina di ferro al propagarsi dell'incendio antisistema e antieuropeo che ha giocato il suo ruolo nelle elezioni di altri Paesi. Da queste consultazioni, l'Esecutivo sembra uscire rassicurato sulle sue chances di arrivare al termine della legislatura». Per il resto il foglio diretto da Giovanni Maria Vian fa un'analisi articolata, sottolineando che l'astensione non è stato «clamoroso come si temeva» e segnalando il «pericolo reale» che il risultato delle consultazioni «possa indebolire la volontà di collaborazione fra i partiti, pregiudicando così la prospettiva di una stagione di riforme, ritenute indispensabili per far uscire il Paese da una crisi che non è solo economica».