12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Il PD e l'«usato sicuro»

Bersani: No al voto in autunno. Ma il timore è il partito dei tecnici

Niente elezioni in autunno, Pier Luigi Bersani nega le insinuazioni del Pdl, che attribuiscono ai democratici la tentazione di andare al voto anticipato, e rilancia il Pd come «l'usato sicuro». Il Leader del Pd punta su Hollande per blindarsi: aprirebbe una fase nuova

ROMA - Niente elezioni in autunno, Pier Luigi Bersani nega le insinuazioni del Pdl, che attribuiscono ai democratici la tentazione di andare al voto anticipato, e rilancia il Pd come «l'usato sicuro» che alla fine potrebbe essere il «rifugio» preferito dagli elettori davanti a «tante novità». I movimenti in atto sullo scacchiere politico, però, non lasciano certo tranquillo il leader Pd, che da mesi denuncia il rischio che il Paese si trovi a dover vivere una nuova «fase eccezionale»: il timore di Bersani non è il «Partito della nazione», o come si chiamerà, evocato da Pier Ferdinando Casini. Il leader Pd teme, e lo ripete sia in pubblico che in privato, che «l'establishment», cioé i «poteri economici», i grossi interessi costituiti, lavorino per un «Partito dei tecnici», una «Lista civica nazionale», che di fatto toglierebbe voti a tutti i partiti «tradizionali», finendo per commissariarli in nella prossima legislatura.

Il gruppo dirigente del PD fa quadrato - Un timore che, nelle ultime settimane, ha spinto il gruppo dirigente Pd a fare quadrato, comprese le frange più «montiane». Basti pensare che anche un esponente come Giuseppe Fioroni, certamente uno dei più sensibili ai movimenti al centro, ha più volte commentato in maniera poco entusiasta l'idea di un «partito dei tecnici». Il rischio di una politica che finisce sotto scacco non piace a nessuno, o comunque piace a pochi, e per questo il leader democratico cerca una sponda oltralpe in Francois Hollande, da contrapporre alla tentazione della nuova «soluzione straordinaria» all'italiana. «Il vento francese - ha detto stasera - può accelerare delle spinte, può incoraggiare il nostro progetto, aggregando altre forze nel senso della costruzione di un centrosinistra di governo».

I partiti non sono tutti uguali - Spiega Cesare Damiano: «Siamo tutti convinti che il prossimo anno alle elezioni non ci saranno più schieramenti e formazioni politiche della volta precedente, si produrranno novità in vari campi, incognite enormi». E il timore dei tecnici riguarda lo stesso Pier Ferdinando Casini, che non a caso, secondo i dirigenti Pd, si è affrettato a lanciare il «Partito della nazione», anche a costo di urtare Monti, Passera e gli altri. «E' chiaro che Casini si muova, su quell'area insistono parecchie forze che vorrebbero avere la leadership...». Nel Pd, però, restano «filosofie» diverse. Se per Damiano è positivo che «che molti miei compagni di partito che erano sdraiati su Monti oggi cominciano ad avere dubbi», il veltroniano Walter Verini sollecita un sostegno «senza riserve» al Governo, sia pure incalzando Monti a ricordarsi anche di «equità e crescita», oltre che del rigore. Per Verini, però, il Pd potrà reggere alle sfide in atto con una ricetta diversa da quella di Damiano: «Se l'Italia ce la farà e se i partiti - che non sono tutti uguali! - si rinnoveranno radicalmente nel senso dell'apertura, del rapporto con la società e i cittadini, sarà il modo migliore per togliere l'acqua dove nuota la cosiddetta antipolitica, che trova spazio quando latita la buona politica».

Bersani, invece, punta tutte le sue «fiches» su Hollande e sul Psf («la sua vittoria aprirebbe una fase nuova«), per poi presentarsi da posizioni di forza di fronte a interlocutori che ancora non è facile individuare: si tratta, appunto, di capire se al tavolo della trattativa siederà un Casini con dietro un blocco centrista rinnovato, ma prettamente 'politico', o se il pallino finirà nelle mani di quella 'Lista civica nazionale' o partito dei tecnici che al momento esiste solo nelle chiacchiere dietrologiche del Palazzo, ma che lo stesso Monti ha evocato nella sua intervista alla Stampa di qualche settimana fa. Quest'ultimo scenario a Bersani non piace affatto.