26 maggio 2020
Aggiornato 06:30
Il regime della prescrizione nel processo penale

Giustizia: Vietti, stop alla prescrizione dopo la prima Sentenza

Il vicepresidente del CSM: La Cassazione ha parlato di abuso del processo, a proposito di un modo di utilizzare le forme del processo non come strumenti per pervenire il più rapidamente possibile a una decisione ma come dilazioni per non arrivarci mai

ROMA - Il regime della prescrizione nel processo penale è da rivedere: lo ha ribadito Michele Vietti, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, ospite di Corrado Augias su Rai Tre. «La Cassazione - ha sottolineato - ha parlato di abuso del processo, a proposito di un modo di utilizzare le forme del processo non come strumenti per pervenire il più rapidamente possibile a una decisione ma come dilazioni per non arrivarci mai».
«Oggi - ha sottolineato il vicepresidente dell'organo di autogoverno delle toghe - 169mila processi vanno a prescrizione ogni anno, negli anni 90 erano 56mila». Ma piuttosto che all'allungamento dei termini per l'estinzione del procedimento, ha spiegato Vietti, «sarei favorevole a una soluzione diversa, simile a quel che accade nel resto d'Europa: o quando comincia il processo o quando si arriva a una sentenza di primo grado la prescrizione si sospende e non corre più».

Il Ministro faccia piccole cose no riforme epocali - Per far funzionare la giustizia vanno fatte le «piccole cose che possono accelerare i tempi dei processi». Lo ha affermato il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Michele Vietti, intervistato su Rai Tre.
Chiamato ad esprimere un giudizio sul ministro della Giustizia Paola Severino, Vietiti ha risposto che «funziona bene, è persona competente che sa di cosa parla» anche se «sconta tutte le difficoltà politiche che sul tema della giustizia scattano da sempre in questo Paese». In ogni caso, Vietti ha auspicato che la guardasigilli «non pensi a grandi riforme epocali» ma si concentri appunto «sulle piccole cose».

Il Magistrato che sbaglia paga attraverso lo Stato - «Nessuno nega che il magistrato che sbaglia con dolo o colpa grave debba rispondere, questa è una falsa polemica». Lo ha detto il vicepresidente del CSM commentando la norma inserita nella legge Comunitaria all'esame del Senato, che se approvata istituirebbe la possibilità della citazione diretta del magistrato da parte di cittadini e imprese.
«Il punto è - ha aggiunto - deve rispondere direttamente o attraverso l'intermediazione dello Stato? Secondo me lo deve fare attraverso lo Stato, perché è un'articolazione del potere dello Stato. Qui in trasmissione avete degli insegnanti. Bene, se una professoressa si rendesse responsabile di un'azione per cui la famiglia di uno studente facesse un'azione di risarcimento, l'azione si farebbe nei confronti dello Stato che poi eventualmente si rivarrebbe sull'insegnante».

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