Napolitano termina la due giorni sarda: Contestazioni limitate
Colpito dalla crisi dell'isola, il Capo dello Stato torna a Roma: Serve un rilancio dell'isola, perchè in Sardegna c'è «una situazione per vari aspetti drammatica, un tessuto produttivo, occupazionale che è venuto logorandosi e che rischia di disfarsi»
ALGHERO - Giorgio Napolitano riparte per Roma colpito dalle manifestazioni di protesta che hanno segnato la sua due giorni in Sardegna. Contestazioni «limitate», ha detto stasera ad Alghero poco prima di ripartire per la capitale, sulle quali però è tornato a più riprese nel corso della giornata. Già questa mattina il capo dello Stato non si è lasciato sfuggire l'occasione per ricercare un filo di dialogo con i pastori sardi e le altre realtà sociali che lo hanno contestato, al grido di «buffone, non ti vogliamo!», davanti all'auditorium comunale di Sassari. La crisi è già grave, è stato il messaggio di Napolitano ai manifestanti, non serve contestare con «formule ideologiche».
Invece, bisogna pensare «su basi serie a nuovi progetti di sviluppo per la Sardegna», ha aggiunto. Perchè in Sardegna c'è «una situazione per vari aspetti drammatica», «un tessuto produttivo, occupazionale che è venuto logorandosi e che rischia di disfarsi». Un quadro formatosi nei «decenni trascorsi», anche per via di «ritardi e inadempienze da parte dello Stato», ma diventato insostenibile con la crisi globale.
In questo senso, la contestazione, seppur «legittima» laddove «non è violenta», non aiuta, secondo Napolitano. Invece, ci tiene a rimarcare il presidente della Repubblica ad Alghero, davanti alla casa-museo di Giuseppe Manno, politico dei tempi del Regno di Sardegna e dei primissimi anni dell'unità d'Italia, «sono stato colpito dalla consapevolezza dei rappresentanti dei lavoratori delle aziende in crisi: sono preoccupati ma non contestano con grida più o meno futili».
Dopo due giorni di contestazioni in piazza, questo pomeriggio il presidente ha ricevuto gli applausi di una piccola folla radunata davanti all'hotel Grazia Deledda a Sassari. Ancora applausi e manifestazioni di affetto ad Alghero in serata, prima di ritornare a Roma. Ma l'eco delle proteste, seppur non massicce nei numeri, non si spegne e resta la preoccupazione per il futuro della Sardegna, dei suoi giovani, immersi in una cornice ancor più difficile di quella già grave del resto del paese.
In mattinata, al convegno per i 450 anni dell'università di Sassari e i 150 dell'unità d'Italia, svoltosi all'auditorium comunale, Napolitano ha parlato rispondendo alle domande di tre studenti. Parole di preoccupazione e avvertimenti, pur con qualche spiraglio di ottimismo, per esempio rispetto all'accordo siglato in sede Ue per il salvataggio della Grecia, «fatto positivo» e «importante» per tutta l'Europa, ha detto il capo dello Stato, ma anche per l'Italia e la stessa Sardegna.
Gli avvertimenti puntano molto sulla necessità di garantire che nell'opera di riduzione della spesa pubblica, la cui «dilatazione» è «piaga» per il paese insieme alla «evasione fiscale», non ci siano tagli «indiscriminati». Non si tocchino «le risorse per il diritto allo studio», ha chiesto Napolitano raccogliendo l'appello degli studenti. Ma più in generale, ha rimarcato, è compito del governo e del Parlamento ripristinare il legame tra «formazione e lavoro». Perchè il futuro dei giovani è la vera «spina nel fianco» dell'Italia: un paese che non pensa a loro è un paese «condannato».
Ultima annotazione ancora una volta rivolta a chi critica le scelte del capo dello Stato. «Sto sempre attento a non travalicare» i poteri di «presidente non esecutivo» conferiti dalla Costituzione, ha specificato Napolitano nel suo discorso a Sassari. Ma «avendo la responsabilità di rappresentare l'unità nazionale, non possono che levare la mia voce per la coesione, l'unità tra nord e sud...». Tempi difficili, anche per i presidenti.