15 novembre 2019
Aggiornato 06:30
Caso Ponzellini

BPM, il PM vuole il sequestrp del pc di Labocetta

La richiesta della Procura di Milano. Allegato il verbale di perquisizione e relazione di Polizia. I PM insospettiti dalle 3 versioni sulla proprietà del PC

MILANO - La procura di Milano chiede formalmente alla Camera dei deputati l'autorizzazione a sequestrare il computer che il parlamentare del Pdl Amedeo Labocetta aveva portato via durante la perquisizione negli uffici di BplusAtlantis di Francesco Corallo. I pm Mauro Clerici e Roberto Pellicano allegano il verbale di perquisizione e la relazione di polizia giudiziaria da cui emerge che Labocetta, arrivato in piazza di Spagna a Roma nel corso della «visita» della gdf, prendeva il portatile e lo portava via spiegando che era suo e che l'aveva lasciato lì dove era stato a cena poche sere prima.
La perquisizione era avvenuta nell'ambito delle indagini sul finanziamento di Bpm a Bplus Atlantis. Labocetta è indagato per favoreggiamento, e questo troncone di indagine sarà trasmesso per competenza a Roma. Al pari dell'inchiesta su Corallo che risponde di false attestazioni di generalità e di qualifica.

I PM insospettiti dalle 3 versioni sulla proprietà del PC - Sul computer portato via dall'onorevole del Pdl, Amedeo Labocetta, durante la perquisizione negli uffici di Francesco Corallo a Roma nell'ambito dell'inchiesta su Bpm, i diretti interessati hanno fornito tre diverse versioni che risultano dalla relazione di polizia giudiziaria arrivata ai pm di Milano i quali si apprestano per ragioni di competenza a trasmettere il fascicolo di indagine ai colleghi della capitale. Sono queste 3 diverse ricostruzioni sul reale proprietario del portatile ad aver indotto i magistrati a rivolgersi all'assemblea di Montecitorio per avere l'autorizzazione a sequestrare quello che considerando un corpo di reato nell'indagine sui finanziamenti di Bpm a Bplus Atlantis.
Stando a una prima versione fornita da Corallo il computer era di proprietà di una sua impiegata. Successivamente la donna di origini sudamericane con la disponibilità del pc diventava assistente di Laboccetta. In una terza ricostruzione il computer era del deputato Pdl che lo portava via dicendo: «E' mio, lo avevo lasciato dopo essere stato a cena qui a poche sere fa».