20 novembre 2019
Aggiornato 18:30
La richiesta è del Gip di Palermo

Mafia, Vizzini chiede a Senato l'ok all'uso dell'intercettazioni

Il Presidente Pdl della commissione Affari Costituzionali: «Voglio continuare a comportarmi da cittadino comune. Lavoro perchè azione penale si svolga in Procura»

PALERMO - «Sto lavorando perché l'azione penale si svolga nella sua sede naturale che è la Procura della Repubblica di Palermo, e non il Senato della Repubblica». Inizia così l'autodifesa che oggi pomeriggio il senatore del Pdl Carlo Vizzini ha proposto ai giornalisti di Palermo incontrati in conferenza stampa. Stamani il gip di Palermo Piergiorgio Morosini ha trasmesso al Senato la documentazione contenente le intercettazioni tra il senatore pidiellino e il tributarista Gianni Lapis, prestanome della famiglia Ciancimino, nel'ambito dell'inchiesta che li vede coinvolti per le presunte tangenti legate alla società Gas che faceva capo proprio all'ex sindaco mafioso di Palermo.
«Ho già parlato con il presidente del Senato, ed è già stato attivato il senatore Follini, presidente della giunta - ha detto Vizzini -, perché in un tempo che deve corrispondere a un lampo le cose vengano esaminate, e portate all'aula alla quale personalmente chiederò di inviarle alla Procura della Repubblica». Il senatore Vizzini, insieme al ministro dell'Agricoltura Saverio Romano, e all'ex presidente della Regione Siciliana, è accusato di corruzione aggravata dall'avere agevolato Cosa nostra.

I rapporti tra l'esponente politico e Lapis sono sempre stati legati ad una sfera che prescinde l'attività imprenditoriale del tributarista, un aspetto che Vizzini tiene a sottolineare: «Il professor Lapis per me non è l'imprenditore - ha spiegato il senatore -, ma la persona con cui ho lavorato nella stessa stanza da quando avevo 22 anni, essendo assistente ordinario di Scienze delle finanze e diritto finanziario, e lui professore incaricato di diritto tributario. Una persona che fino all'inizio di questa inchiesta, si accompagnava a politici di tutti i partiti, a magistrati, ad avvocati senza che nessuno pensasse che questo un vulnus».
Riguardo al suo presunto interessamento con la Farnesina, nell'aprile del 2004, per far ottenere a Lapis «l'accreditamento presso l'ambasciata italiana a Tokio», dove il tributarista doveva chiudere importanti affari, Vizzini ha spiegato: «Chiesi a Lapis di inviarmi una memoria che ho inviai alla Farnesina.
Nell'ottica di quanto previsto dal governo Berlusconi, secondo cui le ambasciate italiane dovevano agevolare il lavoro degli imprenditori italiani nel mondo, acclarata la regolarità di quella richiesta telefonai all'ambasciatore per chiedere l'accreditamento, e delle interpreti che sarebbero state pagate da Lapis».

Su Massimo Ciancimino, figlio di «don Vito», che faceva parte del consiglio d'amministrazione della Gas, Vizzini è chiaro: «In atti giudiziari Massimo Ciancimino ha detto di non conoscermi; che neanche il padre mi conosceva; e in una recente intervista ha detto che il padre mi considerava ostile in quanto 'sbirro'».
Dalle intercettazioni, poi, emergerebbe un intervento del senatore, risalente al maggio del 2004, per consentire, a Lapis e Massimo Ciancimino, un volo aereo a bordo di un elicottero della società 'Air Panarea' sul golfo di Mondello dove era in corso la manifestazione del Wind Surf World Festival. Un fatto che Vizzini giustifica spiegando: «Sapevo che si trattava di un elicottero che aveva avuto una commessa pubblica dalla Rai. Quindi immaginai si trattasse di un fornitore dello Stato. Avrei fatto delle pressioni a Giosuè Marino e Francesco Cirillo, per ottenere che si facessero delle riprese, e proiettare in Italia attraverso la Rai delle belle immagini della nostra città».
Sui sui rapporti con la società Gas, dei Ciancimino, Vizzini poi afferma: «Negli anni '90 la Gas, quando io ero fuori da incarichi politici, ha avuto dal piano di metanizzazione del Governo nazionale e dalla Regione circa 160 miliardi di lire in appalti.
Io non sono stato mai 'pubblico amministratore'. E sfido chiunque a trovare nella mia attività parlamentare, dal 2001 ad oggi, una sola parola, un solo intervento scritto o orale di situazioni relative non solo alla società Gas, ma il problema del gas in generale nel nostro Paese».

Riguardo l'investimento personale di Vizzini, passato proprio attraverso Lapis, il senatore ha detto: «Lapis era il mio consulente tributario, fiscale e finanziario. In un momento difficile della mia vita gli ho affidato fiduciariamente un investimento lecito che potesse servire ai miei figli in caso mi fosse successo qualcosa, essendo anche un periodo in cui stavo affrontando seri problemi di salute».
Il senatore, in conclusione ha detto di «non sentirsi vittima di nessuna vendetta», quanto piuttosto «oggetto di un'indagine come qualunque altro cittadino, da parte di qualcuno che gli ha rivolto delle accuse, e che i magistrati hanno il dovere di accertare scrupolosamente. Quello che mi preme - ha concluso Vizzini - è dimostrare che preferirei morire, piuttosto che agevolare la mafia».