25 ottobre 2021
Aggiornato 21:30
La vita dei partiti | PD

Dibattito sulla leadership di Bersani. I suoi: «Ora è tutto chiaro...»

Le varie componenti del partito stanno scaldando i motori in vista della discussione sulla leadership alle prossime elezioni. Gentiloni: «Primarie aperte». Veltroni: «Offensivo pensare

ROMA - Walter Veltroni oggi ha cercato di minimizzare la discussione avvenuta ieri nella direzione del Pd, ma il botta e risposta serale tra Paolo Gentiloni e esponenti vicini a Pier Luigi Bersani conferma che le varie componenti del partito stanno scaldando i motori in vista della discussione sulla leadership alle prossime elezioni. «Attualmente - ha detto Gentiloni - c'è solo un candidato, che è Bersani». Dopodiché, dal momento che «si faranno le primarie», anche se lo statuto Pd prevede la candidatura del solo segretario «se qualche altro esponente del Pd vorrà partecipare non lo buttiamo certo fuori dal partito...». Parole che secondo Michele Ventura, vicino a Bersani e D'Alema, «rende chiaro anche il suo intervento in direzione di ieri, dove tutto sembrava incentrato su o elezioni, o governo diverso. Una discussione che ho giudicato un po' strana. Non è che avevamo da decidere ora su questo...».

Veltroni, oggi, dopo che alcuni giornali avevano riportato frasi dure di Pier Luigi Bersani che parevano rivolte anche a lui, aveva chiarito: «Stamattina ho chiesto al segretario e al capo della segreteria (Maurizio Migliavacca, ndr) se quella frase pubblicata sui giornali fosse da mettere in relazione con me. Bersani ha detto che si riferiva ad altri». Ciò detto, Veltroni ha anche ribadito il suo pensiero, che non coincide con quello di Bersani: «Sono convinto che questa situazione si può - e si deve - fronteggiare con un Governo di transizione. Andare a votare adesso, tanto più con questa legge elettorale, sarebbe un errore. Tutti i sondaggi, anche quello di ieri sera, dicono che l'esito probabile di un voto con questa legge sarebbe l'assenza di un Governo stabile. Poi, è chiaro che se non si riesce a raccogliere un accordo su un Governo di transizione l'esito successivo sono le elezioni. Ma su questo siamo tutti d'accordo».

In realtà, sempre ieri Bersani ha chiuso la riunione della direzione svolgendo esattamente il ragionamento opposto: «Certo che dobbiamo renderci disponibili ad un governo di transizione, ma non può essere questo il nostro progetto. Se fosse questo il nostro progetto, finiremmo sotto un camion...». Parole che secondo Veltroni si riferivano alla prospettiva per la prossima legislatura, «almeno così le ho interpretate». Quindi, Veltroni ha ricordato che sul tema della Bce, che ha diviso la maggioranza del partito (Fassina critico sulla lettera Draghi-Trichet, Letta favorevole) lui ha speso parole di unità: «Ho detto che diverse opinioni sono dentro l'alveo di un grande partito popolare ... ancora una volta ho dato un contributo per tenere insieme e non per dividere». Quindi, la chiosa finale: sarebbe «offensivo» ipotizzare che il dibattito sul governo di transizione nasconda l'intenzione di colpire il segretario nella corsa alla candidatura a premier.

Ma tra quelli che danno questa interpretazione c'è Ventura: «Questa cosa di Gentiloni, oggi, che dice 'anche se dovessimo votare nel 2012'..., è chiaro che pone un punto. La cosa ha preso maggiore chiarezza...». La questione, insomma, è la leadership, più che l'opportunità di invocare elezioni anticipate. E anche Cesare Damiano, vicino a Piero Fassino, reagisce così: «Ritengo sbagliate le affermazioni di Gentiloni. Porre ancora una volta la questione della leadership vuol dire invertire le priorità chieste dal Paese e al tempo stesso ignorare regole e statuti. Bersani ha tutte le caratteristiche, con un partito unito alle sue spalle, per essere il leader di una coalizione che si propone come alternativa per la guida del Paese».

Il fatto è che ieri a sostenere la discussione sul governo di transizione sono stati anche Dario Franceschini e Enrico Letta. Sulla lealtà a Bersani del vice-segretario tutti mettono la mano sul fuoco, ma è un dato di fatto che Letta non abbia apprezzato le posizioni sulla Bce di Fassina: «Non possiamo essere europeisti a intermittenza, la polemica contro la tecnocrazia europea lasciamola a Berlusconi», ha detto ieri. E anche sul fronte delle alleanze, il numero due del partito non è affatto entusiasta di una linea che porta il Pd a ricreare i 'Progressisti' del '94. Inoltre, dal fronte franceschiniano oggi qualcuno ammetteva che la vicenda Penati ha indebolito Bersani e che questo è un problema con il quale fare i conti. Giuseppe Fioroni, poi, ripete che prima di scegliere il leader vuole capire «dove si vuole andare e per fare cosa...». Per Bersani la parte difficile comincia ora.