7 dicembre 2019
Aggiornato 23:30
Favelas e Premier

Il più bel giorno di Scilipoti «Re dei peones»

La difesa in terza persona. E per Berlusconi diventa «amico Mimmo»

ROMA - All'inizio è solo «l'onorevole Scilipoti», alla fine diventerà «l'amico Mimmo». Una giornata caldissima, per Silvio Berlusconi, che trova però il tempo di partecipare alla presentazione dell'ultima fatica letteraria (sono già 12 le sue opere) dell'uomo-simbolo dei Responsabili. Talmente su di giri («E' uno dei giorni più felici della mia vita«), da rubare a tratti la scena all'ospite d'onore. Che in verità non si era risparmiato, nell'appassionato panegirico del «Re dei peones», come si definisce lo stesso Scilipoti nel titolo del libro: «Coraggioso, responsabile», a volte perfino «ingenuo» nella sua speranza di «cambiare le cose». E Scilipoti ringrazia: «Berlusconi è una persona per bene lo dovrebbero ringraziare anche quelli che stanno dall'altra parte della barricata».

Un uomo, lo Scilipoti raccontato da Silvio Berlusconi, che «ti chiama anche 4 volte al giorno, ma mi è subito risultato simpatico, per ottimismo, voglia di fare, capacità di autoironia con cui è riuscito a superare il linciaggio cui è stato sottoposto». Perchè Scilipoti, afferma il premier, è stato «sottoposto ad una gogna mediatica», «aggredito e offeso perfino negli affetti più cari», e che tuttavia «non ha mai manifestato un dubbio sulla sua scelta, non ha mai dato soddisfazione ai suoi avversari si replicare o querelarli. Ha preferito andare avanti nel suo impegno parlamentare». Ecco perchè «gliene sono grato, e lo considero un protagonista importante nella maggioranza al di là dei numeri parlamentari». Fino allo spot finale del libro: «L'ho letto con interesse, consiglio a tutti voi di leggerlo perchè credo proprio che ne valga la pena».

Forse galvanizzato dagli elogi del Premier, quando è il suo turno Scilipoti è un fiume in piena. Subito a freddo si paragona a Giuseppe Saragat: «Come lui, non ho voluto far cadere il Paese nelle mani dei comunisti», perchè «non ho ascoltato chi mi diceva che non era importante la mia patria ma il partito cui appartenevo». E poi, come il Maradona dei tempi d'oro, torna a parlare di sè in terza persona: «I giornalisti che hanno scritto su Scilipoti non conoscevano assolutamente l'uomo che avevano di fronte. Questo parlamentare Scilipoti aveva fatto in un anno 140 interrogazioni, 30 proposte di legge di prima firma, era intervenuto in Aula 150 volte, aveva fatto 220 conferenze in giro per il Paese, ha costituito 18 gruppi di lavoro, ha aperto il palazzo Marini al popolo...». E ancora: «Questo Scilipoti ha fatto 22mila visite nelle favelas in Brasile, questo Scilipoti ha scritto 12 libri, ha avuto la cittadinanza carioca per quanto fatto a Rio de Janeiro e una sala di lettura in Brasile porta il mio nome, è uno Scilipoti che crede nella solidarietà, nella famiglia, nella patria e ha fede: crede in Dio!». Inarrestabile: «Scilipoti è uno che ha perso il padre a 14 anni e a 18 faceva il tassista per laurearsi in medicina e pagarsi i libri di seconda mano. Ma nessuno ne ha parlato...». Fino alla rivincita di oggi: «E' uno dei giorni più felici della mia vita».